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Cambiamenti climatici e allergie: ecco come sono collegati

Cambiamenti climatici e allergie sono collegati

Il cambiamento climatico locale è un fenomeno ormai sotto gli occhi di tutti, confermato da numerosi studi di climatologi. Nel corso del congresso EAACI-WAO di allergologia ed immunologia che si è tenuto a Milano il professor Renato Ariano ha affrontato il tema del legame tra , spiegando come il riscaldamento globale, unito all’azione dell’uomo, ha influenzato la diffusione di particolari specie di piante in nuove aree geografiche, favorito fioriture precoci e prolungate e dunque incrementato l’incidenza delle allergie.

Negli ultimi trent’anni, infatti, in Europa la durata media della stagione di fioritura è aumentata di circa 10 giorni. In questo aumento risiede una delle principali cause dell’aumento delle patologie allergiche nella seconda metà del ventesimo secolo. I cambiamenti climatici e l’azione dell’uomo inoltre hanno inciso sulle presenza polliniche, portando nuove specie e, di conseguenza, nuovi pollini in aree in cui originariamente non erano presenti. Sono ancora pochi gli studi che si sono interessati al rapporto tra clima e produzione di pollini. Uno di questo studi si è interessato al fenomeno del Niño, l’evento meteo che ha portato nel 1997 alluvioni nel sud dell’America e siccità nei paesi del Pacifico orientale, ed ha raccolto i dati delle stazioni meteo e dei servizi di terapia intensiva del New England.  Dai dati è emerso che durante la stagione pollinica del 1998 si è registrato un aumento notevole delle crisi d’asma, delle sinusiti e delle riniti allergiche. È stato inoltre rilevata una maggiore presenza di spore fungine, con due o tre mesi di anticipo rispetto all’anno precedente, e di pollini, con due/quattro settimane di anticipo rispetto all’anno precedente. Ma cosa si può fare per proteggersi dai cambiamenti climatici ed evitare gli effetti negativi che hanno sulla diffusione di allergie. A livelli macro, si può fare molto, impegnandosi in azioni di riduzione delle emissioni di CO2 e di tutti quei fattori di origine umana che contribuiscono ai cambiamenti climatici e agli aumenti di temperatura. Come singoli, invece, il consiglio è semplicemente quello di evitare di esporsi ai pollini durante le ore più calde e più luminose della giornata, all’incirca dalle ore 10.00 alle ore 14.00. Sono questi, infatti, gli orari in cui la concentrazione nell’aria di pollini è più elevata. Foto: Wikimedia Commons

Info autore

Dr. Filippo Fassio

Allergologo, appassionato di allergologia e Allergy Blogger. Lavoro tra Firenze, Pistoia e Lucca. E cerco di fare del mio meglio per arrivare sempre alla soluzione del problema!