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Le allergie alimentari a scuola

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La scuola si colloca al terzo posto tra i luoghi considerati a rischio per l’assunzione accidentale di allergeni. Come salvaguardare la salute dei pazienti più piccoli? Negli ultimi anni è aumentata l’incidenza delle allergie alimentari nei bambini in età scolare. Dai dati epidemiologici a disposizione emerge che interessano l’8% dei bambini sotto i tre anni di età, il 3-4% di quelli di età compresa tra i 3 e i 10 anni e nel 2% dei casi persistono dopo i 10 anni. La prevalenza di anafilassi in età pediatrica è compresa tra l’1 e il 3% dei casi di allergia alimentare. Le malattie allergiche rappresentano il 10,7% delle patologie croniche e nei bambini di età inferiore ai 14 anni rappresentano la forma cronica più frequente (9,6%). Sotto accusa prevalentemente latte vaccino, uova, crostacei, frutta secca e fresca. Una corretta diagnosi ed un adeguato trattamento, che nel caso delle allergie alimentari prevede l’allontanamento dalla dieta dell’alimento che scatena la reazione allergica, sono il primo passo da compiere per garantire la sicurezza della salute del bambino ma non l’unico. Innanzitutto in questa età, i rischi connessi ad una dieta di esclusione, sono maggiori rispetto a quelli a cui può andare incontro un soggetto adulto. Essi comprendono malnutrizione ma anche problemi psicologici che possono derivare da discriminazione da parte dei coetanei, iperprotezione da parte dei genitori e angoscia in caso di reazione. Inoltre la scuola rappresenta uno dei luoghi a maggior rischio di assunzione accidentale dell’alimento al quale si è allergici che può avvenire in seguito a: scambio di alimenti da un bambino all’altro, assunzione di alimenti che si trovano sul tavolo durante le feste, scambio di posate e bicchieri, uso della stessa posata per servire tutti i bambini. Per questo è di fondamentale importanza, per la salute dei bambini affetti da allergie alimentari, che i genitori e gli insegnanti collaborino affinché anche a scuola il bambino possa ricevere tutte le cure e le attenzioni necessarie di cui ha bisogno. Il personale scolastico deve essere messo al corrente dai genitori, di tutte le informazioni utili ad una corretta gestione della patologia e istruito adeguatamente sia in termini di prevenzione che relativamente ad un’efficace gestione nei casi di emergenza. Un’ulteriore misura preventiva che può essere intrapresa dai genitori dei bambini allergici per tutelare la loro salute, non solo a scuola ma in tutti i casi in cui il bambino si trova lontano da casa, consiste nel dotarli di un dispositivo di identificazione medica. Si tratta di oggetti portatili, nella maggior parte dei casi possono essere indossati, che consentono di informare il personale medico o eventuali primi soccorritori nei casi di emergenza, della importante condizione medica della persona che li indossa. Nei paesi anglosassoni ne esistono di diverse forme, dimensioni e tipi. I più diffusi sono i braccialetti USB, un sistema di archivio dei dati medico-sanitari portatile che consente all’individuo di ricevere in tempi brevi le cure mediche necessarie, avendo a disposizione il proprio profilo clinico. Un’altra tipologia, comprende gli adesivi contenenti un codice QR (codice a barre a matrice leggibile da un qualsiasi smatphone dotato di apposito programma di lettura) il quale rimanda ad un sito web contenente le informazioni cliniche dell’individuo e gli interventi necessari in caso di emergenza. In attesa che questo tipo di tecnologie sbarchi anche in Italia…
  • Valeria Invernizzi

    Salve dr.Fassio, l’associazione Cibo Amico, della quale sono presidente, da anni favorisce la condivisione di informazioni su prevenzione ed emergenza nelle scuole toscane interessate all’allergia alimentare. La questione dei braccialetti di allerta medico ci interessa molto; vorrei sapere se secondo lei in Italia la cultura medica verso questi dispositivi è adeguata a renderli efficaci. La ringrazio se vorrà rispodere, buona Pasqua

    • Salve Valeria,
      spunto molto interessante. Se devo essere sincero, penso che ancora non ci siamo. Però questo vale un po’ per tutto nel campo “cultura delle allergie”…e come voi sapete bene, serve che qualcuno si rimbocchi le maniche e inizi a promuovere queste tematiche. Questo ci ricollega a molti altri temi, per esempio quello della dichiarazione degli allergeni in etichetta.
      Dei braccialetti (o altri sistemi) d’allerta magari potremmo riparlarne e valutare se unendo gli sforzi possiamo proporre un progetto condiviso.
      La saluto e la ringrazio moltissimo per il suo contributo!

Info autore

Dr. Filippo Fassio

Allergologo, appassionato di allergologia e Allergy Blogger. Lavoro tra Firenze, Pistoia e Lucca. E cerco di fare del mio meglio per arrivare sempre alla soluzione del problema!