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Allergie alimentari: diagnosi corrette e rischio di falsi positivi

Le allergie alimentari sono l’oggetto di un gran numero di diagnosi errate, sottolinea SIAIP (Società Italiana di Allergologia ed Immunologia Pediatrica), dovute principalmente ad un approccio fai da te da parte del paziente e all’esecuzione di test la cui efficacia diagnostica non è sufficientemente dimostrata. La Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica ha quindi fatto il punto sui test da non fare in caso di sospetta allergia a un cibo. L’elenco è lungo, e comprende Vega test, biorisonanza e analisi del capello. “Non a caso” sottolinea il presidente SIAIP Roberto Bernardini “Nessuno di questi esami è rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale”. Spesso da questi esami “alternativi” emerge una lunghissima lista di alimenti a cui si sarebbe allergici o intolleranti. Di conseguenza si finisce per eliminare dalla propria dieta una nutrita schiera di alimenti senza che necessariamente questi siano la causa del nostro malessere. Spesso l’eliminazione dei cibi comporta anche una maggiore attenzione al proprio regime alimentare. Facendo una dieta mediamente più sana, quindi, si finisce per convincersi che si era proprio allergici agli alimenti eliminati, anche quando non è affatto così. Il rischio è quello di eliminare dalla propria dieta anche prodotti importanti e di esporsi al rischio di carenze di minerali e altri elementi essenziali per il nostro benessere, come calcio e ferro. Una diagnosi corretta, invece, passa attraverso un preciso percorso: raccolta dei sintomi, esclusione di possibili cause diverse dalla allergia, esecuzione degli appropriati testi diagnostici (per esempio la ricerca delle IgE specifiche), interpretazione dei risultati clinici. La Prof.ssa Antonella Muraro, responsabile del Centro di Riferimento Allergie e Intolleranze alimentari dell’Università di Padova, spiega: “Per una corretta valutazione è necessario sottoporre il paziente ad una dieta che escluda l’alimento sospetto per 15-30 giorni: per poter parlare di allergia alimentare la dieta di esclusione deve portare ad un miglioramento dei sintomi che deve essere valutato superiore al 50%. Infine, per accertare la relazione causa-effetto, è necessario il test di provocazione, che deve sempre essere condotto sotto controllo medico.”. Anche una volta giunti ad una diagnosi è necessario fare attenzione a potenziali equivoci: molti, per esempio, eliminano del tutto dal loro regime alimentare alcuni alimenti senza sapere che potrebbero essere assunti in modo alternativo. Può capitare per esempio di reagire al tuorlo d’uovo ma non all’albume, alla buccia della mela ma non alla polpa, alla mela cruda ma non a quella cotta. Grazie alla allergologia molecolare oggi è possibile sapere a quali “parti” dell’alimento si è intolleranti. Il consiglio del medico specialista si rivela dunque ancora una volta essenziale per non incappare in false soluzioni che possono mettere a rischio la salute.   Foto: Wikimedia Commons

Info autore

Dr. Filippo Fassio

Allergologo, appassionato di allergologia e Allergy Blogger. Lavoro tra Firenze, Pistoia e Lucca. E cerco di fare del mio meglio per arrivare sempre alla soluzione del problema!