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Inquinamento e allergie: com’è l’aria che respiriamo?

400.000 morti in un solo anno (il 2010) e costi per la sanità che arrivano a 940 miliardi di euro (il 9% del Prodotto Interno Lordo Europeo): sono i numeri e fatti imputabili ad una cattiva qualità dell’aria. Si tratta di cifre impressionanti, che mostrano chiaramente quanto il tema dell’inquinamento atmosferico sia meritevole di attenzione. Eppure, come hanno denunciato EFA (European federation of Allergy and Airways Disease Patients Associations) ed EAACI (European Academy of Allergy and Clinical Immunology) la Commissione europea riunita in assemblea plenaria lo scorso 16 dicembre ha deciso di ritirare la proposta di revisione della National Emission Ceilings Directive, una direttiva UE che mira a migliorare la qualità dell’aria che respiriamo fissando dei tessi massimi di emissione per sei dei principali inquinanti (PM, SO2, NOx, COV, ammoniaca e metano) che influiscono direttamente sulla nostra salute. Frans Timmermans, Vice-Presidente della Commissione europea ha dichiarato che la commissione “porterà avanti una proposta di modifica” ma non ha specificato nessuna tempistica per questa attività. Breda Flood, presidente dell’EFA, si è detta “scioccata dalla sentenza di morte imposta dall’Unione Europea sul tema della qualità dell’aria, che ha necessità di essere regolamentato a livello europeo. In questo momento, infatti, 9 cittadini europei su 10 che vivono in città stanno respirando aria pericolosa per la loro salute. Una azione politica potrebbe invece salvare centinaia di vite e proteggere i cittadini dallo sviluppo di allergie, asma e malattie polmonari croniche.”. Nikos Papadopoulos, presidente EAACI, ha così commentato: “La decisione della Commissione è motivo di profonda preoccupazione non soltanto per la comunità medica ma per tutti gli europei. Quasi 150 milioni di persone in Europa soffre di allergie croniche. Tra questi 70 milioni sono affetti da asma. Fermare la discussione di una proposta legislativa per regolamentare le emissioni equivale a negare a queste persone affette da asma e allergie la prospettiva di un futuro miglioramento nel loro stato di salute.”. È da tempo conosciuta, infatti, la maggiore incidenza di allergie tra i soggetti che abitano in aree urbane rispetto a coloro che abitano in zone rurali. Chi vive in aree ad elevato inquinamento è dunque a più alto rischio di insorgenza di allergie. Le motivazioni conosciute di questo rapporto tra inquinamento e allergia sono molteplici. Gli inquinanti sono in grado di interagire con i granuli pollinici provocando un maggiore rilascio di antigene con allergenicità modificata. Inoltre, alcuni elementi inquinanti come ozono, particolato a basso peso molecolare, SO2, fumi, e altri ancora possono avere un effetto infiammatorio sulle vie aeree, provocando nei soggetti predisposti un aumento della permeabilità delle mucose e facilitando quindi la penetrazione di pollini e allergeni e il contatto con le cellule del sistema immunitario. L’inquinamento, dunque, è un importante fattore di rischio per lo sviluppo di asma e allergie e contribuisce a facilitare le sensibilizzazioni allergiche delle vie aeree nei soggetti predisposti e il peggioramento dei sintomi nei soggetti già allergici.   Foto: Flickr.com  

Info autore

Dr. Filippo Fassio

Allergologo, appassionato di allergologia e Allergy Blogger. Lavoro tra Firenze, Pistoia e Lucca. E cerco di fare del mio meglio per arrivare sempre alla soluzione del problema!