Archivio per i Tags ‘allergie professionali’

Patch test per la diagnosi delle allergie da contatto

Postato il: 23 ottobre 2011 Da: Filippo Fassio Pubblicato in: Dermatiti

Il patch test è uno strumento indispensabile per la diagnosi delle dermatiti allergiche da contatto. Consiste nell’applicare sulla cute (solitamente sul dorso) del paziente alcune cellette di cellulosa o altro materiale, contenenti piccole quantità delle sostanze che vogliamo testare. Queste sostanze, dette apteni, devono rimanere a contatto con la cute per 48-72 ore, dopodiché il “cerotto” (patch) viene rimosso. Si possono utilizzare serie di apteni standard (come la serie SIDAPA, attualmente la più diffusa), serie specifiche per particolari categorie di soggetti

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Allergia al lavoro?

Postato il: 7 ottobre 2011 Da: Filippo Fassio Pubblicato in: News

Non è solo una battuta…perché come spiega una pubblicazione INAIL “le allergie, oltre ad essere un rilevante problema di sanità pubblica, sono anche fortemente rappresentate tra le malattie svilluppate in ambito lavorativo. Esse hanno quindi un notevole impatto socio-economico sia per il continuo aumento del numero di casi, che incide sulla spesa sanitaria pubblica, sia per l’inabilità temporanea o permanente al lavoro che possono comportare in moltissime categorie di lavoratori.Le allergie sono in genere una patologia a carattere ereditario e si manifestano fin dall’infanzia, come per esempio l’allergia agli acari della polvere, al polline o alle proteine del latte e dell’uovo.

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Allergia al Latex!

Postato il: 15 agosto 2011 Da: Filippo Fassio Pubblicato in: Allergia al latex
L’allergia alla gomma di latice è un problema allergologico sempre di maggior rilievo, soprattutto in alcune fasce di popolazione (operatori sanitari, soggetti sottoposti a molteplici interventi chirurgici…). Gli approcci di allergologia molecolare sono molto utili in questi casi, permettendo spesso di discriminare i “veri” soggetti allergici dai soggetti che presentano test positivi al latex ma che presentano “tolleranza” quando esposti a tale sostanza.
Qui di seguito alcune slides presentate alla Summer School della Società Italiana di Allergologia ed Immunologia Clinica (SIAIC), tenutasi a Pollenzo (CN) lo scorso Giugno.
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Dermatiti da contatto in aumento

Postato il: 20 maggio 2010 Da: Filippo Fassio Pubblicato in: Dermatiti

Sono in crescita del 6 per cento ogni anno i pazienti che non tollerano protesi dentarie, protesi d’anca, stent, pacemaker, cannule, cerotti transdermici, in tutto circa 30 mila l’anno solo in Italia. L’allergia è spesso dovuta a componenti metallici o plastici dei dispositivi medici e si manifesta con orticaria, prurito, difficoltà di respirazione e talvolta febbre. La pelle si arrossa, compare il prurito, a volte si fa perfino fatica a respirare. Non è però colpa di qualcosa che abbiamo toccato o mangiato, ma può dipendere proprio della protesi dentale cambiata pochi giorni fa, dello stent impiantato di recente, del cerotto transdermico applicato per la terapia iniziata da qualche giorno.

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Allergia al Latex

Postato il: 9 marzo 2010 Da: Filippo Fassio Pubblicato in: Allergia al latex

guanto in latexIl latice (o lattice) naturale è un liquido lattiginoso che viene secreto da molte piante superiori. Dalla lavorazione del latice si ricavano sostanze per uso industriale, come ad esempio il caucciù . La quasi totalità della gomma naturale (o caucciù), sebbene possa essere prodotta artificialmente, viene prodotta dal latice che si ottiene dall’albero della gomma (Hevea brasiliensis). Il latice contiene circa il 2% di proteine, e durante la lavorazione vengono aggiunti alla mescola svariati additivi chimici, in relazione al prodotto finito che si desidera ottenere.Le proteine del latice sono responsabili delle reazioni allergiche “classiche” mediate da IgE, come l’asma, l’orticaria o la rinite; gli additivi chimici possono causare reazioni cutanee come le dermatiti allergiche da contatto (eczema da contatto). È stato stimato che l’allergia alle proteine del latice sia presente in circa lo 0,5% della popolazione generale e nel 3-12% dei lavoratori a rischio.

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