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Quali fattori possono peggiorare la dermatite atopica?

Postato il: 4 ottobre 2011 Da: Filippo Fassio Pubblicato in: Dermatiti

Molti trigger in grado di determinare esacerbazioni in corso di dermatite atopica sono noti, anche se sulla relativa importanza non c’è accordo:

  1. Fattori ormonali ed emozionali: sono importanti sia le oscillazioni ormonali legate al ciclo ovarico nella donna, che stimoli neuroendocrini correlati a tratti della personalità o stress psico-sociale.
  2. Fattori stagionali e climatici: molti pazienti hanno riacutizzazione delle lesioni nel periodo autunnale ed invernale; i soggetti con sensibilizzazione a pollini hanno ovviamente tendenza alla riacutizzazione nel periodo primaverile. Anche gli sbalzi di temperatura ed umidità hanno effetto negativo, per cui, nei soggetti che non manifestano effetti negativi da fotosensibilizzazione, è consigliabile il soggiorno al mare.
  3. Fattori irritanti: è dimostrato che i pazienti affetti da dermatite atopica hanno una risposta cutanea aumentata al sodio-lauril-solfato. Il fumo di sigaretta può contribuire alla dermatite delle palpebre. Storia positiva per dermatite atopica rappresenta inoltre un forte fattore di rischio per sensibilizzazioni professionali.
  4. Infezioni: sia quelle locali che quelle sistemiche possono contribuire alla riaccensione della risposta infiammatoria cutanea.
  5. Allergeni ambientali e da contatto: sensibilizzazione all’acaro della polvere si trova nel 5% della popolazione generale in Occidente, mentre nei soggetti con dermatite atopica la sensibilizzazione è del 90%. Nei soggetti con dermatite atopica inoltre, l’uso cronico di terapie topiche, comporta il rischio di sensibilizzazione da contatto nei confronti delle molecole del principio attivo e degli eccipienti.
  6. Allergia ed intolleranza alimentare: il ruolo degli allergeni alimentari nella dermatite atopica è stato studiato per oltre 60 anni, ma non tutto questo capitolo può essere ascritto alle reazioni allergiche ‘classiche’. Un elemento che avvalora l’associazione è che i picchi di incidenza di allergia alimentare e di dermatite atopica nell’infanzia coincidono. Con i test di scatenamento orale si possono inoltre osservare sia manifestazioni di ipersensibilità immediata che manifestazioni tardive (ad es. peggioramento del prurito e delle lesioni eczematose) ad 8-24 ore di distanza. In diversi casi è stata inoltre riportata correlazione con l’assunzione di bevande alcoliche. Nei casi di sensibilizzazione allergica ad un singolo alimento, generalmente la reintroduzione può essere effettuata, con buone possibilità di successo, dopo 12 mesi.

Allergie e Intolleranze Alimentari

Postato il: 4 settembre 2011 Da: Filippo Fassio Pubblicato in: Allergia ad Alimenti, News

Le allergie e le intolleranze alimentari, spesso confuse, sono uno dei temi allergologici più dibattuti, anche sulla stampa non specializzata. A questo link potete leggere un’intervista sull’argomento pubblicata sul periodico di informazione dei Supermercati COOP.

Orticaria cronica – Quale ruolo per l’allergia e l’intolleranza alimentare?

Postato il: 3 aprile 2011 Da: Filippo Fassio Pubblicato in: Orticaria e angioedema

L’allergia alimentare e le reazioni di “intolleranza” ad alimenti vengono continuamente chiamate in causa quando si presenta una reazione di tipo orticarioide. Questo non è sbagliato, tuttavia è importante sottolineare che solo alcune forme di orticaria sono comunemente causate da reazioni avverse ad alimenti. Negli altri casi, e sono la maggioranza, la causa è da ricercare altrove, senza dimenticare la possibilità di una forma di orticaria autoreattiva (o autoimmune), che può essere indagata con il test con siero autologo.

Di seguito le diapositive presentate su questo argomento al Congresso su Orticaria e Angioedema, Firenze 2011.

La diagnostica allergologica molecolare – una lunga strada davanti!

Postato il: 30 novembre 2010 Da: Filippo Fassio Pubblicato in: Allergia ad Alimenti, Allergia al latex, Congiuntivite allergica, Immunoterapia, Rinite Allergica, Shock Anafilattico

Di seguito è visibile una presentazione sull’allergologia molecolare.

Allergia alla nocciola – un esempio di applicazione dell’allergologia molecolare

Postato il: 30 novembre 2010 Da: Filippo Fassio Pubblicato in: Allergia ad Alimenti

Qua di seguito è visibile una presentazione powerpoint relativa ad un esempio reale di applicazione della diagnostica allergologica molecolare, per la risoluzione di un quadro clinico complesso.

Allergologia Molecolare: una rivoluzione diagnostica

Postato il: 1 agosto 2010 Da: Filippo Fassio Pubblicato in: Allergia ad Alimenti, Allergia al latex, Asma bronchiale, Immunoterapia, News, Rinite Allergica, Shock Anafilattico

L’allergologia molecolare è il nuovo capitolo dell’allergologia che sempre più sta prendendo campo e rivoluzionando la diagnostica e, di conseguenza, anche le scelte terapeutiche. Mentre con i test diagnostici ‘classici’ (ovvero prick test sulla cute o la ricerca delle IgE specifiche su sangue) eravamo soliti lavorare con estratti allergenici (ad esempio graminacee, betulla, acaro della polvere, grano, mela, ecc: ottenuti direttamente dalla sorgente allergenica), con i test molecolari andiamo ad utilizzare le singole molecole (generalmente proteine) che compongono l’allergene stesso. Quindi l’allergene delle graminacee viene “scisso” nelle sue componenti Phl p 1, Phl p 2, Phl p 5, Phl p 7 (dove Phl p sta per Phleum pratense), quello della betulla in Bet v 1, Bet v 2, Bet v 4 (da Betula verrucosa), ecc. Questi singoli allergeni molecolari vengono prodotti per purificazione dalla sorgente allergenica o prodotti in laboratorio con tecnologia ricombinante.

(continua…)