La presenza di familiari o parenti allergici è uno dei fattori che permette di prevedere un aumento di rischio di sviluppare allergie alimentari. Nei neonati che hanno un solo genitore allergico il rischio di sviluppare un’allergia alimentare è due volte superiore rispetto ai neonati i cui genitori non soffrono di allergie. Se entrambi i genitori sono allergici, il rischio di sviluppare allergia ad almeno un alimento aumenta da quattro a sei volte. In base ai dati disponibili, l’allattamento al seno, comparato con l’alimentazione artificiale, ridurrebbe il rischio di allergia alimentare. Nei neonati con parenti stretti che soffrono di allergie, alcuni studi suggeriscono che il solo allattamento al seno per 4-6 mesi sembra sufficiente a fornire una certa protezione; tuttavia questi dati, seppur noti da tempo, sono ancora controversi.
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Quali persone sono a rischio di allergia alimentare?
Che cosa avviene in una reazione allergica agli alimenti?
Il sistema immunitario ha il compito di proteggere l’organismo dalle sostanze estranee dannose, e lo fa scatenando una reazione per eliminarle. L’allergia è essenzialmente “un’alterazione immunitaria” in cui una sostanza normalmente innocua (definita allergene) viene “percepita” come una minaccia e diventa il bersaglio delle difese immunitarie dell’organismo. In una vera reazione allergica, l’organismo produce anticorpi di classe E (IgE), che reagiscono con l’allergene scatenando un’ulteriore reazione, nella quale i mastociti (cellule dei tessuti) e i basofili (un tipo di cellula ematica) liberano istamina o altre sostanze (quali i leucotrieni e le prostaglandine) che provocano reazioni allergiche che possono coinvolgere la cute o le mucose del tratto respiratorio o gastrointestinale, oppure l’apparato cardio-circolatorio.
Allergia alimentare ed intolleranza alimentare
Allergia alimentare ed intolleranza alimentare

La maggior parte delle persone non ha problemi di allergia o intolleranza alimentare, e può seguire una dieta libera, quindi assumere gli alimenti desiderati senza incorrere in reazioni avverse. Per una piccola percentuale di individui, invece, alcuni alimenti (o loro componenti) sono in grado di scatenare reazioni avverse, la cui entità può variare da reazioni lievi o molto lievi (come un piccolo fastidio o prurito al cavo orale) fino a molto gravi (importanti reazioni allergiche fino allo shock anafilattico, con importanti conseguenze cliniche).
Reazione allergica e shock anafilattico: qual è la differenza?
Ogni reazione allergica è un evento potenzialmente pericoloso, quindi da non sottovalutare. Non tutte le reazioni allergiche però hanno lo stesso significato e comportano gli stessi rischi. Nel parlare comune, spesso i termini reazione allergica e shock anafilattico vengono scambiati, causando confusione e fraintendimenti sia per i pazienti che per gli operatori sanitari. Ci possono poi essere altri termini, come anafilassi, che contribuiscono a complicare ulteriormente il quadro.
Questi termini indicano manifestazioni ben differenti e con risvolti ben differenti per il paziente:
Prick by Prick: test per allergie ad alimenti
Il prick-by-prick consiste in una modificazione del prick test “classico”, che viene eseguito posizionando sulla cute dell’avambraccio una goccia di estratto allergenico, prodotto con metodiche industriali a partire dall’allergene naturale.
E’ un test molto utile, in alcuni casi, nella diagnosi delle allergie alimentari.
Allergia alla frutta secca
Questa è la presentazione per il 3° incontro di allergologia molecolare, che si è tenuto a Viareggio il 29 ottobre scorso. L’incontro, molto interessante come nelle passate edizioni, ha visto la partecipazione di molti allergologi toscani, da Firenze (Careggi e Torregalli), Pisa, Prato, Lucca, Siena.
Presentazione allergologia molecolare – Corso CEFAR – Firenze
Di seguito la presentazione sul tema di allergologia molecolare, ed in particolare sull’utilizzo del microarray ISAC, per il Corso CEFAR tenutosi a Firenze nei giorni 19-21 Ottobre 2011. Il tema della diagnostica allergologica molecolare, anche in un congresso per laboratoristi come il CEFAR, ha riscosso un buon successo.
Allergie e intolleranze agli alimenti
Classificazione e Concetti Generali
Le prime descrizioni risalgono all’antichità, ma solo nel XX° secolo sono state introdotte le tecniche e le metodologie per indagare adeguatamente queste condizioni, in particolare il test di scatenamento in cieco o in doppio cieco contro placebo, attualmente considerato il gold standard.
La classificazione EAACI del 1995, poi revisionata nel 2001, definisce la reazione avversa ad alimenti come ogni evento aberrante che si verifica in seguito all’ingestione di un alimento o di un additivo alimentare.
La revisione del 2001 prevederebbe che tutte le immuno-mediate fossero definite allergie, con il prefisso IgE-mediate per quelle allergiche in senso stretto. Quest’ultima classificazione non è unanimemente accettata.
Epidemiologia
La prevalenza è maggiore nell’infanzia, attualmente stimata intorno al 6% nei bambini di età inferiore ai 3 anni.
Quali fattori possono peggiorare la dermatite atopica?
Molti trigger in grado di determinare esacerbazioni in corso di dermatite atopica sono noti, anche se sulla relativa importanza non c’è accordo:
- Fattori ormonali ed emozionali: sono importanti sia le oscillazioni ormonali legate al ciclo ovarico nella donna, che stimoli neuroendocrini correlati a tratti della personalità o stress psico-sociale.
- Fattori stagionali e climatici: molti pazienti hanno riacutizzazione delle lesioni nel periodo autunnale ed invernale; i soggetti con sensibilizzazione a pollini hanno ovviamente tendenza alla riacutizzazione nel periodo primaverile. Anche gli sbalzi di temperatura ed umidità hanno effetto negativo, per cui, nei soggetti che non manifestano effetti negativi da fotosensibilizzazione, è consigliabile il soggiorno al mare.
- Fattori irritanti: è dimostrato che i pazienti affetti da dermatite atopica hanno una risposta cutanea aumentata al sodio-lauril-solfato. Il fumo di sigaretta può contribuire alla dermatite delle palpebre. Storia positiva per dermatite atopica rappresenta inoltre un forte fattore di rischio per sensibilizzazioni professionali.
- Infezioni: sia quelle locali che quelle sistemiche possono contribuire alla riaccensione della risposta infiammatoria cutanea.
- Allergeni ambientali e da contatto: sensibilizzazione all’acaro della polvere si trova nel 5% della popolazione generale in Occidente, mentre nei soggetti con dermatite atopica la sensibilizzazione è del 90%. Nei soggetti con dermatite atopica inoltre, l’uso cronico di terapie topiche, comporta il rischio di sensibilizzazione da contatto nei confronti delle molecole del principio attivo e degli eccipienti.
- Allergia ed intolleranza alimentare: il ruolo degli allergeni alimentari nella dermatite atopica è stato studiato per oltre 60 anni, ma non tutto questo capitolo può essere ascritto alle reazioni allergiche ‘classiche’. Un elemento che avvalora l’associazione è che i picchi di incidenza di allergia alimentare e di dermatite atopica nell’infanzia coincidono. Con i test di scatenamento orale si possono inoltre osservare sia manifestazioni di ipersensibilità immediata che manifestazioni tardive (ad es. peggioramento del prurito e delle lesioni eczematose) ad 8-24 ore di distanza. In diversi casi è stata inoltre riportata correlazione con l’assunzione di bevande alcoliche. Nei casi di sensibilizzazione allergica ad un singolo alimento, generalmente la reintroduzione può essere effettuata, con buone possibilità di successo, dopo 12 mesi.
Allergie e Intolleranze Alimentari
Le allergie e le intolleranze alimentari, spesso confuse, sono uno dei temi allergologici più dibattuti, anche sulla stampa non specializzata. A questo link potete leggere un’intervista sull’argomento pubblicata sul periodico di informazione dei Supermercati COOP.












