Postato il: 3 novembre 2011
Da: Filippo Fassio
Pubblicato in: Allergia ad Alimenti
Classificazione e Concetti Generali
Le prime descrizioni risalgono all’antichità, ma solo nel XX° secolo sono state introdotte le tecniche e le metodologie per indagare adeguatamente queste condizioni, in particolare il test di scatenamento in cieco o in doppio cieco contro placebo, attualmente considerato il gold standard.
La classificazione EAACI del 1995, poi revisionata nel 2001, definisce la reazione avversa ad alimenti come ogni evento aberrante che si verifica in seguito all’ingestione di un alimento o di un additivo alimentare.
La revisione del 2001 prevederebbe che tutte le immuno-mediate fossero definite allergie, con il prefisso IgE-mediate per quelle allergiche in senso stretto. Quest’ultima classificazione non è unanimemente accettata.
Epidemiologia
Postato il: 1 novembre 2011
Da: Filippo Fassio
Pubblicato in: Dermatiti
La dermatite atopica è una patologia che spesso pone problemi dal punto di vista del trattamento farmacologico (e non). Spesso le strategie sono molteplici, e più di un farmaco viene utilizzato per ottenere i risultati migliori.
Sommariamente, la terapia delle dermatite atopica si basa su:
• Agenti anti-infiammatori:
a. Corticosteroidi per uso topico: sono il fondamento della terapia della dermatite atopica, in quanto riducono l’infiammazione ed il prurito e sono efficaci sia in fase acuta che in cronico. In Europa vengono classificati in 4 classi: in genere si adopera un CCS di grado I sul volto (idrocortisone o prednisolone) ed uno di grado II (triamcinolone, idrocortisone butirrato) sul resto del corpo. Il volto è particolarmente sensibile agli effetti avversi di questa terapia, come assottigliamento della cute fino all’atrofia, ipopigmentazione, teleangiectasie, acne, infezioni secondarie, strie rubre.
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Postato il: 23 ottobre 2011
Da: Filippo Fassio
Pubblicato in: Dermatiti
Il patch test è uno strumento indispensabile per la diagnosi delle dermatiti allergiche da contatto. Consiste nell’applicare sulla cute (solitamente sul dorso) del paziente alcune cellette di cellulosa o altro materiale, contenenti piccole quantità delle sostanze che vogliamo testare. Queste sostanze, dette apteni, devono rimanere a contatto con la cute per 48-72 ore, dopodiché il “cerotto” (patch) viene rimosso. Si possono utilizzare serie di apteni standard (come la serie SIDAPA, attualmente la più diffusa), serie specifiche per particolari categorie di soggetti
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Postato il: 10 ottobre 2011
Da: Filippo Fassio
Pubblicato in: Asma bronchiale,
Rinite Allergica
Il Progetto ARIA (Allergic Rhinitis and its Impact on Asthma) è un’importante iniziativa sostenuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ha come obiettivo quello di ottimizzare la diagnosi e il trattamento della rinite e di svelare nei pazienti rinitici l’eventuale presenza disintomi bronchiali – anche se lievi – allo scopo di prevenire l’insorgenza di asma.
A questo link, tratto dal sito asmaerinite.it, potete trovare un interessantissimo documento informativo, rivolto ai pazienti, con un test da compilare e riconsegnare al proprio medico o specialista di fiducia per valutare le proprie condizioni di salute in rapporto ad un possibile quadro di rinite o asma.
Postato il: 7 ottobre 2011
Da: Filippo Fassio
Pubblicato in: News
Non è solo una battuta…perché come spiega una pubblicazione INAIL “le allergie, oltre ad essere un rilevante problema di sanità pubblica, sono anche fortemente rappresentate tra le malattie svilluppate in ambito lavorativo. Esse hanno quindi un notevole impatto socio-economico sia per il continuo aumento del numero di casi, che incide sulla spesa sanitaria pubblica, sia per l’inabilità temporanea o permanente al lavoro che possono comportare in moltissime categorie di lavoratori.Le allergie sono in genere una patologia a carattere ereditario e si manifestano fin dall’infanzia, come per esempio l’allergia agli acari della polvere, al polline o alle proteine del latte e dell’uovo.
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Postato il: 5 ottobre 2011
Da: Filippo Fassio
Pubblicato in: News
Vi comunico che da qualche giorno è attivo il blog Immunologo.Net, controparte immunologica di Allergologo.Net, dove potrete trovare informazioni sul tema dell’immunologia clinica, immunologia di base e di laboratorio.
Auguro a tutti buona lettura.
Postato il: 4 ottobre 2011
Da: Filippo Fassio
Pubblicato in: Dermatiti
Molti trigger in grado di determinare esacerbazioni in corso di dermatite atopica sono noti, anche se sulla relativa importanza non c’è accordo:
- Fattori ormonali ed emozionali: sono importanti sia le oscillazioni ormonali legate al ciclo ovarico nella donna, che stimoli neuroendocrini correlati a tratti della personalità o stress psico-sociale.
- Fattori stagionali e climatici: molti pazienti hanno riacutizzazione delle lesioni nel periodo autunnale ed invernale; i soggetti con sensibilizzazione a pollini hanno ovviamente tendenza alla riacutizzazione nel periodo primaverile. Anche gli sbalzi di temperatura ed umidità hanno effetto negativo, per cui, nei soggetti che non manifestano effetti negativi da fotosensibilizzazione, è consigliabile il soggiorno al mare.
- Fattori irritanti: è dimostrato che i pazienti affetti da dermatite atopica hanno una risposta cutanea aumentata al sodio-lauril-solfato. Il fumo di sigaretta può contribuire alla dermatite delle palpebre. Storia positiva per dermatite atopica rappresenta inoltre un forte fattore di rischio per sensibilizzazioni professionali.
- Infezioni: sia quelle locali che quelle sistemiche possono contribuire alla riaccensione della risposta infiammatoria cutanea.
- Allergeni ambientali e da contatto: sensibilizzazione all’acaro della polvere si trova nel 5% della popolazione generale in Occidente, mentre nei soggetti con dermatite atopica la sensibilizzazione è del 90%. Nei soggetti con dermatite atopica inoltre, l’uso cronico di terapie topiche, comporta il rischio di sensibilizzazione da contatto nei confronti delle molecole del principio attivo e degli eccipienti.
- Allergia ed intolleranza alimentare: il ruolo degli allergeni alimentari nella dermatite atopica è stato studiato per oltre 60 anni, ma non tutto questo capitolo può essere ascritto alle reazioni allergiche ‘classiche’. Un elemento che avvalora l’associazione è che i picchi di incidenza di allergia alimentare e di dermatite atopica nell’infanzia coincidono. Con i test di scatenamento orale si possono inoltre osservare sia manifestazioni di ipersensibilità immediata che manifestazioni tardive (ad es. peggioramento del prurito e delle lesioni eczematose) ad 8-24 ore di distanza. In diversi casi è stata inoltre riportata correlazione con l’assunzione di bevande alcoliche. Nei casi di sensibilizzazione allergica ad un singolo alimento, generalmente la reintroduzione può essere effettuata, con buone possibilità di successo, dopo 12 mesi.
Postato il: 1 ottobre 2011
Da: Filippo Fassio
Pubblicato in: Asma bronchiale,
News,
Rinite Allergica
Gli allergeni sono antigeni dotati della potere di indurre, in soggetti predisposti, una risposta immunologica prevalentemente caratterizzata dalla produzione di IgE.
Questa proprietà appare non correlata con le caratteristiche chimico-fisiche dell’antigene; essi sono tuttavia (spesso) proteine (in genere di basso peso molecolare: 5-60 kD), glicosilate, resistenti al calore, al pH e agli enzimi proteolitici. Altre volte sono molecole più semplici (come farmaci) che fungono da apteni e si legano a proteine carrier diventando così allergenici.
Possono essere introdotti nell’organismo per via inalatoria, per ingestione o per iniezione parenterale.
Una caratteristica che li accomuna è che non sono in grado di stimolare una risposta immunitaria di tipo innato, che promuoverebbe la secrezione di citochine Th1 (IL-12 e IL-18) da parte dei macrofagi.
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Postato il: 27 settembre 2011
Da: Filippo Fassio
Pubblicato in: News
Il termine allergia è stato utilizzato per la prima volta da Von Pirquet agli inizi del XX secolo per definire qualsiasi tipo di risposta immunitaria caratterizzata da alterata reattività. Attualmente si preferisce parlare di alterata regolazione, ma nonostante il numero delle patologie legate a disregolazione del sistema immunitario sia da allora enormemente aumentato, il termine allergia viene utilizzato per definire le stesse patologie allora descritte da Von Pirquet.
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Postato il: 26 settembre 2011
Da: Filippo Fassio
Pubblicato in: Dermatiti
La sensibilizzazione da contatto al nichel è una forma allergica che può svilupparsi in seguito al contatto prolungato con metalli contenenti nichel, il materiale di cui sono fatti molti degli oggetti di bigiotteria che comunemente possiamo acquistare. Un gruppo di ricercatori danesi si è occupato di studiare la differente incidenza di questo problema in due Capitali europee: Londra e Varsavia.
I risultati hanno messo in evidenza che una larga parte dei prodotti di bigiotteria in commercio, soprattutto se acquistati presso bancarelle o mercati, sono in grado di rilasciare nichel a contatto con la cute, e pertanto potenzialmente in grado di causare dermatiti nei soggetti con sensibilizzazione al nichel.
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