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	<description>Tutto il mondo dell&#039;allergia a portata di Click</description>
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		<title>Allergologia Molecolare: una rivoluzione diagnostica</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 16:41:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Fassio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.allergologo.net/wp-content/uploads/2010/08/ISAC.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-276" title="ISAC" src="http://www.allergologo.net/wp-content/uploads/2010/08/ISAC.jpg" alt="" width="155" height="158" /></a>L&#8217;allergologia molecolare è il nuovo capitolo dell&#8217;allergologia che sempre più sta prendendo campo e rivoluzionando la diagnostica e, di conseguenza, anche le scelte terapeutiche. Mentre con i test diagnostici &#8216;classici&#8217; (ovvero prick test sulla cute o la ricerca delle IgE specifiche su sangue) eravamo soliti lavorare con estratti allergenici (ad esempio graminacee, betulla, acaro della polvere, grano, mela, ecc: ottenuti direttamente dalla sorgente allergenica), con i test molecolari andiamo ad utilizzare le singole molecole (generalmente proteine) che compongono l&#8217;allergene stesso. Quindi l&#8217;allergene delle graminacee viene &#8220;scisso&#8221; nelle sue componenti Phl p 1, Phl p 2, Phl p 5, Phl p 7 (dove Phl p sta per Phleum pratense), quello della betulla in Bet v 1, Bet v 2, Bet v 4 (da Betula verrucosa), ecc. Questi singoli allergeni molecolari vengono prodotti per purificazione dalla sorgente allergenica o prodotti in laboratorio con tecnologia ricombinante.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span id="more-272"></span>Quali sono i vantaggi?</strong> I vantaggi sono in effetti molteplici:</p>
<p style="text-align: justify;">- <strong>Per le allergie ai pollini ed alle altre sostanze inalanti</strong>, è possibile distinguere in maniera migliore tra una cross-reazione ed una co-sensibilizzazione. Ad esempio, un soggetto che è allergico sia alle graminacee che alla betulla, potrebbe essere allergico a due proteine indipendenti, oppure ad una sola proteina che si trova (in forme del tutto simili) in entrambi i pollini (sia di graminacea che di betulla). Questo comporta notevoli differenze, per esempio, nella scelta di una eventuale immunoterapia specifica (vaccino).</p>
<p style="text-align: justify;">- <strong>Per le allergie alimentari</strong>, è possibile che due soggetti con positività nei confronti del medesimo alimento, ad esempio la pesca, abbiano dei sintomi e delle manifestazioni completamente differenti a seconda della proteina (sempre appartenente alla pesca) alla quale sono allergici. Per fare un esempio, un soggetto con allergia alla pesca +++ e positività solo per il suo allergene Pru p 4, appartenente alla famiglia delle profiline, generalmente ha sintomi trascurabili oppure assolutamente nessun sintomo. Al contrario un soggetto con la solita allergia all&#8217;estratto di pesca +++, ma con sensibilizzazione nei confronti dell&#8217;allergene Pru p 3 generalmente presenta sintomi più importanti e potrebbe essere a rischio di shock anafilattico.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, la diagnostica allergologica di tipo molecolare si sta affermando come il futuro di questa disciplina. E&#8217; auspicabile che nel prossimo futuro, tutti i soggetti che sono stati valutati con metodiche &#8220;classiche&#8221; possano essere rivalutati alla luce di queste recenti ed importantissime acquisizioni, riconsiderando &#8211; se necessario &#8211; il percorso terapeutico già impostato.</p>
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		<title>Tutto quello che avresti sempre voluto sapere sul prick test!</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 14:44:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Fassio</dc:creator>
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Il prick test è il test per diagnosi delle allergie più usato. Consiste nell&#8217;apporre una goccia di vari estratti allergenici sulla cute dell&#8217;avambraccio e poi nello scalfire leggermente la cute con una lancetta sterile. Dopo pochi minuti, è possibile valutare il risultato del test: la presenza di un pomfo (aree di cute leggermente rialzata, con eritema [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.allergologo.net/wp-content/uploads/2010/07/prick_test_01.jpg"></a></p>
<p><a href="http://www.allergologo.net/wp-content/uploads/2010/07/prick_test_01.jpg"></a></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" src="http://www.allergologo.net/wp-content/uploads/2010/07/prick_test_01.jpg" alt="" width="216" height="162" />Il prick test è il test per diagnosi delle allergie più usato. Consiste nell&#8217;apporre una goccia di vari estratti allergenici sulla cute dell&#8217;avambraccio e poi nello scalfire leggermente la cute con una lancetta sterile. Dopo pochi minuti, è possibile valutare il risultato del test: la presenza di un pomfo (aree di cute leggermente rialzata, con eritema e prurito, del tutto analogo ad una puntura di zanzara) indica la positività del test nei confronti dell&#8217;estratto allergenico corrispondente. Data la sua rapidità e semplicità, può essere eseguito presso qualsiasi studio medico (purchè sia dotato dei requisiti normativi e di sicurezza indispensabili). E&#8217; tuttavia fondamentale, al fine di poter ottenere informazioni utili per il paziente, che il test venga eseguito da un professionista con adeguata esperienza, come lo Specialista in Allergologia, ed utilizzando materiali di qualità ed adeguatamente conservati. In caso contrario, purtroppo, è possibile che la risposta del test porti a risultati inutili o ancor peggio fuorvianti.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-259"></span>Ecco quali sono le caratteristiche del prick test:</p>
<p>- sicuro e del tutto indolore</p>
<p>- rapido e con risposta immediata</p>
<p>- permette di valutare molteplici allergeni, sia alimentari (può essere eseguito anche con alimenti freschi) che inalanti</p>
<p>- ha un&#8217;altissima capacità di individuare i soggetti allergici</p>
<p>- è necessaria la sospensione degli anti-istaminici per via orale almeno 5-7 giorni prima del test</p>
<p style="text-align: justify;">La visita allergologica con effettuazione del prick  test è il punto di partenza per indagare la maggior parte dei problemi allergologici, quali rinite e congiuntivite allergica, asma bronchiale, allergie alimentari, dermatite atopica, angioedema, ecc.</p>
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		<title>Prick Test per la diagnosi delle allergie</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 08:39:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Fassio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.allergologo.net/wp-content/uploads/2010/06/test-per-allergie.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-257" title="test-per-allergie" src="http://www.allergologo.net/wp-content/uploads/2010/06/test-per-allergie-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>I prick test sono un test fondamentale nella diagnostica allergologica delle reazioni cosiddette &#8220;immediate&#8221;, ovvero quelle che si sviluppano rapidamente in seguito al contatto tra l&#8217;allergene e le IgE del soggetto allergico. Sono un esempio di questo tipo di reazione la rinite o l&#8217;asma allergici, l&#8217;allergia alimentare (ad esempio alle proteine del latte o a quelle della frutta), le reazioni agli antibiotici beta-lattamici e quelle alle punture degli insetti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il prick test ha numerosi vantaggi: è sicuro, indolore, di facile esecuzione e interpretazione, di rapida lettura, poco costosi, e possono essere praticati a qualsiasi età.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-248"></span>La scelta degli allergeni da testare si deve basare sul quadro clinico e sul racconto anamnestico, tenendo presente l’allergia crociata tra pollini e alimenti e tra alcuni alimenti tra loro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il test si basa sulla penetrazione attraverso la cute, mediante una lesione puntiforme, di una piccola quantità di estratto allergenico, dotato di potenza biologica sufficiente a provocare una risposta specifica misurabile. La pratica ha ormai consolidato l’uso di aghi monouso in materiale metallico o plastico, dotati di una punta lunga 1 o 1,5 mm e disegnati in modo da impedire una penetrazione eccedente la lunghezza della punta.</p>
<p style="text-align: justify;">La cute della zona scelta per l’esecuzione del test è abitualmente la faccia volare dell’avambraccio 5 cm al di sopra del polso e 3 cm al di sotto dalla fossa ante-cubitale.</p>
<p style="text-align: justify;">La cute non va pretrattata con disinfettanti o preparati topici (corticosteroidi, anti-H1). Il test si esegue pungendo  erpendicolarmente la cute attraverso una goccia di ciascun estratto. La penetrazione (perpendicolare) della punta si ottiene esercitando una moderata pressione dell’indice, mantenuta per circa 3 secondi, senza muovere o ruotare il dispositivo stesso: deve risultare evidente una piccola fovea, senza che fuoriesca sangue. È necessario usare un dispositivo diverso per ciascun allergene, per evitare la contaminazione tra estratti in prova diversi. Non è sufficiente pulire ogni volta l’ago dei prick per evitare falsi positivi da contaminazione.</p>
<p style="text-align: justify;">La distanza minima tra un test e un altro deve essere di almeno 3 cm, altrimenti il risultato positivo di un test può influenzare l’esito del test vicino (riflesso assonico). Eseguita la puntura, la soluzione allergenica può essere rimossa con cotone, garza o carta, evitando di mescolare tra loro le varie soluzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">È bene eseguire un controllo negativo, in genere con il diluente dell’estratto allergenico o con glicerina, e uno positivo (istamina 10 ng/ml in soluzione fisiologica glicerinata) per svelare un dermografismo o una iporeattività cutanea.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la maggior parte delle linee guida, la risposta a un allergene è considerata positiva quando il pomfo relativo ha il diametro maggiore di almeno 3 mm (pari a un’area di 7 mm3), oppure ad almeno un quarto del diametro del pomfo causato dall&#8217;istamina.</p>
<p style="text-align: justify;">Il prick test non può essere eseguito, o correttamente interpretato, in alcuni casi come ad esempio: in corso di terapia con anti-istaminici per via orale (i corticosteroidi interferiscono con il test solo se assunti per lunghi periodi, sia per via orale che applicati localmente alla sede del test), presenza di lesioni cutanee nella sede del test (orticaria in atto, dermatiti, lesioni da grattamento. </p>
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		<title>Test con siero autologo per la diagnosi di orticaria autoimmune</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 14:29:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Fassio</dc:creator>
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Tra le varie forme di orticaria, l&#8217;orticaria autoimmune (o autoreattiva) rappresenta una variante particolarmente sfavorevole, sia per la scarsa risposta alle terapie, sia perchè tende a durare a lungo nel tempo. La diagnosi si basa essenzialmente sull&#8217;esclusione delle altre cause di orticaria e sull&#8217;esecuzione del test con siero autologo. Questo test consiste in un normale prelievo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.allergologo.net/wp-content/uploads/2010/06/asst1.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-243" title="asst" src="http://www.allergologo.net/wp-content/uploads/2010/06/asst1.png" alt="" width="712" height="101" /></a><a href="http://www.allergologo.net/wp-content/uploads/2010/06/asst.png"></a></p>
<p style="text-align: justify;">Tra le varie forme di orticaria, l&#8217;orticaria autoimmune (o autoreattiva) rappresenta una variante particolarmente sfavorevole, sia per la scarsa risposta alle terapie, sia perchè tende a durare a lungo nel tempo. La diagnosi si basa essenzialmente sull&#8217;esclusione delle altre cause di orticaria e sull&#8217;esecuzione del test con siero autologo. Questo test consiste in un normale prelievo di sangue, che successivamente viene separato per centrifugazione in modo da separare la parte sierosa, che infine viene re-iniettata al paziente, con una puntura intradermica nell&#8217;avambraccio. La procedura dura circa 2 ore in totale ed è indolore. Se dopo 30&#8242; dall&#8217;iniezione intradermica si ha la comparsa di pomfi, del tutto analoghi a quelli dell&#8217;orticaria, in corrispondenza della sede di iniezione, allora si è dimostrato il meccanismo auto-reattivo ed il test viene valutato come positivo. Per una migliore resa, è opportuno che vengano interrotte le terapie che possono interferire con il test, in particolare gli anti-istaminici. </p>
<p style="text-align: justify;">Recentemente, la società europea di allergologia in collaborazione con la task force GA2LEN, ha stilato delle linee guida per l&#8217;esecuzione e l&#8217;intrepretazione del test con siero autologo nella diagnosi delle forme di orticaria autoreattive.</p>
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		<title>Orticaria</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 14:53:13 +0000</pubDate>
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La Sindrome Orticaria–Angioedema (SOA) è un&#8217;affezione frequente nella popolazione generale. Il 15–20% dei soggetti ha presentato almeno un episodio della sindrome nella vita. La frequenza in pediatria non è facilmente calcolabile ma è probabile che possa essere tra il 4,5 e il 7,5% con età media di comparsa che si situa negli anni immediatamente precedenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">
<p><a href="http://www.allergologo.net/wp-content/uploads/2010/06/orticaria.jpg"></a></p>
<p><a href="http://www.allergologo.net/wp-content/uploads/2010/06/orticaria.jpg"></a></p>
<p><img style="float: right; margin-left: 15px; margin-right: 15px;" src="http://www.allergologo.net/wp-content/uploads/2010/06/orticaria.jpg" alt="orticaria" width="300" height="155" />La Sindrome Orticaria–Angioedema (SOA) è un&#8217;affezione frequente nella popolazione generale. Il 15–20% dei soggetti ha presentato almeno un episodio della sindrome nella vita. La frequenza in pediatria non è facilmente calcolabile ma è probabile che possa essere tra il 4,5 e il 7,5% con età media di comparsa che si situa negli anni immediatamente precedenti l&#8217;età scolare. Entrambi i sessi sembrano ugualmente interessati.</p>
<p><span id="more-228"></span>Il criterio più frequentemente seguito ai fini della classificazione della SOA è quello temporale, per cui si distinguono forme <strong>acute</strong> la cui durata è inferiore alle 6 settimane, e forme <strong>croniche</strong> se la durata è pari o superiore alle 6 settimane: in quest&#8217;ultimo caso i sintomi sono presenti quotidianamente o quasi e consistono di pomfi pruriginosi che individualmente durano meno di 24 ore. Il limite temporale di 6 settimane deve essere comunque considerato orientativo e non vincolante ai fini della decisione di intraprendere o meno gli accertamenti diagnostici: tale decisione deve basarsi sempre su criteri clinici e ananmnestici. L&#8217;orticaria cronica si associa ad angioedema in circa il 50% dei casi e la sua frequenza in età pediatrica è molto incerta (valori molto difformi in letteratura e variabili dal 5 al 20-30% dei casi di orticaria); la sua prognosi sembra migliore nel bambino tendendo a guarire entro i 2 – 3 anni contro una durata media di 3-5 anni nell&#8217;adulto.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">La diagnostica riguardo alle cause di orticaria è molto complessa, perchè numerosissime condizioni fisiologiche o patologiche possono associarsi alla comparsa di orticaria.</div>
<div style="text-align: justify;">La terapia, qualora la causa scatenante non sia individuabile e/o rimovibile, si basa essenzialmente sull&#8217;utilizzo di farmaci anti-istaminici. Anche una dieta povere di alimenti istamino-liberatori e di additivi alimentari talvolta può contribuire a ridurre le manifestazioni cutanee.</div>
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		<title>Gestione delle allergie a scuola</title>
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		<pubDate>Sat, 22 May 2010 18:32:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Fassio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le malattie allergiche interessano almeno un quarto degli studenti europei, riducono la qualità della vita e possono compromettere il rendimento scolastico; oltre a questo, vi è il rischio di reazioni gravi e, in rari casi, fatali. L&#8217;allergia infatti è una malattia multisistemica, e spesso i bambini hanno diverse patologie coesistenti, cioè rinite allergica, asma, eczema [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-223" title="allergy at school" src="http://www.allergologo.net/wp-content/uploads/2010/05/allergy-at-school.png" alt="Allergie a scuola" width="534" height="123" />Le malattie allergiche interessano almeno un quarto degli studenti europei, riducono la qualità della vita e possono compromettere il rendimento scolastico; oltre a questo, vi è il rischio di reazioni gravi e, in rari casi, fatali. L&#8217;allergia infatti è una malattia multisistemica, e spesso i bambini hanno diverse patologie coesistenti, cioè rinite allergica, asma, eczema e allergie alimentari.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-222"></span>Gravi reazioni di allergia alimentare si possono verificare per la prima volta in ambiente scolastico, e in generale il 20% delle reazioni di allergia agli alimenti si verificano nelle scuole. Fino a due terzi delle scuole hanno almeno un alunno a rischio di anafilassi, ma molti sono scarsamente preparati. Un lavoro di cooperazione tra medici, infermieri comunità e della scuola, personale scolastico, i genitori e il bambino è necessario per assicurare che i bambini allergici siano adeguatamente protetti. Le scuole ed i medici dovrebbero adottare un approccio globale alla formazione allergia, assicurando che tutto il personale può prevenire, riconoscere e iniziare il trattamento di reazioni allergiche.<br />
Per questo motivo, la società europea di allergologia ed immunologia clinica (EAACI), ha recentemente pubblicato un sulla gestione delle allergie in ambiente scolastico.<br />
Questo il link all&#8217;articolo:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www3.interscience.wiley.com/journal/123330011/abstract">http://www3.interscience.wiley.com/journal/123330011/abstract</a></p>
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		<title>Dermatiti da contatto in aumento</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 14:23:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Fassio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dermatiti]]></category>
		<category><![CDATA[allergie professionali]]></category>
		<category><![CDATA[dermatite]]></category>
		<category><![CDATA[nichel]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono in crescita del 6 per cento ogni anno i pazienti che non tollerano protesi dentarie, protesi d&#8217;anca, stent, pacemaker, cannule, cerotti transdermici, in tutto circa 30 mila l&#8217;anno solo in Italia. L&#8217;allergia è spesso dovuta a componenti metallici o plastici dei dispositivi medici e si manifesta con orticaria, prurito, difficoltà di respirazione e talvolta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.allergologo.net/wp-content/uploads/2010/05/acdnic.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-208" style="margin-left: 25px; margin-right: 25px;" title="acdnic" src="http://www.allergologo.net/wp-content/uploads/2010/05/acdnic.jpg" alt="" width="172" height="113" /></a>Sono in crescita del 6 per cento ogni anno i pazienti che non tollerano protesi dentarie, protesi d&#8217;anca, stent, pacemaker, cannule, cerotti transdermici, in tutto circa 30 mila l&#8217;anno solo in Italia. L&#8217;allergia è spesso dovuta a componenti metallici o plastici dei dispositivi medici e si manifesta con orticaria, prurito, difficoltà di respirazione e talvolta febbre. La pelle si arrossa, compare il prurito, a volte si fa perfino fatica a respirare. Non è però colpa di qualcosa che abbiamo toccato o mangiato, ma può dipendere proprio della protesi dentale cambiata pochi giorni fa, dello stent impiantato di recente, del cerotto transdermico applicato per la terapia iniziata da qualche giorno.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-207"></span>Tutti strumenti medici a cui un numero sempre maggiore di pazienti risulta allergico: oggi una persona ogni mille non tollera un dispositivo medico, con una frequenza di reazioni allergiche in crescita del 6 per cento ogni anno. Lo segnalano gli esperti riuniti per la Winter Academy of Dermatology, a Saint Moritz dall&#8217;8 all&#8217;11 aprile. &#8221;I dispositivi che piu&#8217; spesso danno luogo a reazioni allergiche sono le protesi dentali e quelle ortopediche, ad esempio le sostituzioni di anca o di ginocchio &#8211; spiega Jana Hercogova&#8217;, Presidente del congresso e Ordinario di Dermatologia all&#8217;Università di Praga &#8211; colpa di nichel, titanio, cobalto, cromo che possono essere presenti nella protesi possibili tuttavia anche nei confronti dei polimeri plastici impiegati in questi strumenti&#8221;. In Italia sono ormai 26 milioni le persone che portano una protesi dentale e oltre un milione i pazienti che hanno ricevuto una protesi ortopedica, in crescita al ritmo di 180mila nuove protesi articolari impiantate ogni anno: con un &#8221;bacino&#8221; di utenti man mano sempre più allargato, le allergie ai dispositivi medici si manifestano oggi con maggiore frequenza&#8221;. Sono possibili anche reazioni allergiche ai pacemaker, i defibrillatori e agli stent intravascolari impiegati per la terapia di aritmie, coronaropatie e infarto: secondo un&#8217;indagine condotta dalla Northwestern University di Chicago su oltre 5700 persone che avevano ricevuto uno stent, le reazioni di ipersensibilità colpiscono un paziente ogni trecento e sono addirittura fatali in un caso su 1500. Il problema risiede spesso nei polimeri che ricoprono lo stent: materiali di sintesi, spesso innovativi, di cui di rado si conosce il profilo allergenico. Altrettanto &#8221;pericolosi&#8221; i cerotti transdermici, le cannule per ossigenoterapia, i sacchetti per colostomia: questi dispositivi possono rilasciare infatti sostanze allergizzanti come idrossipropilcellulosa, acrilati, gomme, limonene e resine epossidiche che, nei soggetti sensibili, danno luogo a dermatiti da contatto. &#8221;E&#8217; importante essere consapevoli della possibilità di allergie a dispositivi medici &#8211; riprende Gino Vena, Ordinario di Dermatologia all&#8217;Università di Bari &#8211; Sarebbe infatti opportuno, prima di impiantare una protesi o di utilizzare un dispositivo medico qualsiasi, fare un patch test allergico classico impiegando i materiali che compongono il dispositivo stesso. Questa precauzione è particolarmente utile in chi ha già manifestato allergie o dermatiti da contatto. </p>
<p style="text-align: justify;">Da: <a href="http://www.dottnet.it/6228/dalle-protesi-ai-pacemaker-è-boom-di-dermatiti.aspx">Merqurio DottNet</a></p>
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		<title>Corso per l&#8217;uso dell&#8217;autoiniettore di adrenalina</title>
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		<pubDate>Sun, 16 May 2010 06:03:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Fassio</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Shock Anafilattico]]></category>
		<category><![CDATA[adrenalina]]></category>
		<category><![CDATA[allergie respiratorie]]></category>
		<category><![CDATA[anafilassi]]></category>
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Si svolto sabato 15 Maggio 2010 presso il Centro di Simulazione Medica di Prato il primo corso sull’uso dell’autoiniettore di adrenalina nello shock anafilattico.  Il corso è stato progettato dall’allergologo Filippo Fassio e dagli anestesisti-rianimatori Filippo Bressan e Chiara Gasperini. L’iniziativa era rivolta a soggetti allergici e loro familiari. Lo shock anafilattico è la più grave delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.allergologo.net/wp-content/uploads/2010/05/P1010062.jpg"></a></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" style="float: right; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Corso Autoiniettore Adrenalina" src="http://www.allergologo.net/wp-content/uploads/2010/05/P1010062.jpg" alt="Corso Autoiniettore Adrenalina" width="267" height="198" />Si svolto sabato 15 Maggio 2010 presso il Centro di Simulazione Medica di Prato il primo corso sull’uso dell’autoiniettore di adrenalina nello shock anafilattico.  Il corso è stato progettato dall’allergologo Filippo Fassio e dagli anestesisti-rianimatori Filippo Bressan e Chiara Gasperini. L’iniziativa era rivolta a soggetti allergici e loro familiari. Lo shock anafilattico è la più grave delle manifestazioni allergiche ed è una situazione potenzialmente mortale per la quale esiste fortunatamente la possibilità di autosomministrazione per via intramuscolare di un antidoto, consistente in una preparazione di adrenalina inserita in un apposito dispositivo di iniezione. </p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-192"></span>E’ evidente che nel caso di un episodio di shock anafilattico il soggetto o i suoi familiari si trovano in una situazione emotiva delicata, per la paura che l’evento stesso provoca e per il timore di non utilizzare con la giusta indicazione o in modo appropriato il dispositivo, andando incontro agli effetti indesiderati di un farmaco potente come l’adrenalina. Per questo motivo l’Associazione Pazienti Allergici ha promosso la realizzazione di un corso in cui i soggetti affetti da allergie a rischio di anafilassi e i loro familiari potessero prendere familiarità con il dispositivo di autoiniezione e cimentarsi con scenari realistici dove provare praticamente il suo uso.<br />
Elemento di novità di questo primo corso, dedicato ad un numero limitato di partecipanti affinché ciascuno potesse cimentarsi con uno scenario, è stato l’impiego di tecniche di simulazione fino ad oggi destinate solo al training di personale sanitario. I partecipanti hanno infatti interagito con il simulatore ad alta fedeltà che si trova presso il Centro di Simulazione Medica di Prato, in pratica un robot capace di riprodurre le caratteristiche di un essere umano e di un attacco di anafilassi. In Italia esistono solo pochissimi centri di simulazione capaci di ospitare simulazioni ad alta fedeltà, quattro dei quali sono in Toscana: Prato per l’addestramento di medici e infermieri di sala operatoria, sala parto ed area critica, Careggi per il pronto soccorso, Ospedale Meyer per la pediatria e Pisa per la neonatologia. Il centro pratese, attivo da qualche anno, ha collaborato con progetti di formazione del personale di sala operatoria delle Usl di Siena ed Empoli, dell’azienda universitaria-ospedaliera Careggi ed è il centro di riferimento per i corsi dell’Organizzazione Toscana Trapianti con la quale ha allestito i corsi sull’etica di fine vita e sul mantenimento del donatore d’organi. Sempre a Prato si sono svolti i corsi di simulazione per la formazione sulle abilità non tecniche (coordinamento, lavoro di squadra) e prevenzione dell’errore in sala operatoria promossi dal Centro di Simulazione e dal Gruppo Rischio Clinico della Regione Toscana che hanno coinvolto medici e infermieri provenienti da tutte le aziende sanitarie della Regione. Per informazioni sull’attività della Associazione Pazienti Allergici possibile inviare una mail a: <a href="mailto:info@associazioneapa.org">info@associazioneapa.org</a></p>
<p style="text-align: justify;">Da: <a href="http://www.notiziediprato.it/2010/05/allergici-e-familiari-a-lezione-su-come-affrontare-da-soli-uno-shock-anafilattico/">Notizie di Prato</a></p>
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		<title>Associazione Pazienti Allergici</title>
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		<pubDate>Sat, 15 May 2010 14:14:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Fassio</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[informazioni]]></category>
		<category><![CDATA[pazienti]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; nata a Firenze, per iniziativa della Dr.ssa Donatella Macchia del Servizio di Allergologia dell&#8217;Ospedale di Torregalli (ASL10), l&#8217;&#8221;associazione pazienti allergici&#8221;. Il presidente e referente è il Sig. Gabriele Ghisu, contattabile al numero di telefono o all&#8217;indirizzo email riportato qui sotto.

Lo scopo dell&#8217;associazione è di diventare un punto di riferimento per tutti i pazienti con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: justify;">E&#8217; nata a Firenze, per iniziativa della Dr.ssa Donatella Macchia del Servizio di Allergologia dell&#8217;Ospedale di Torregalli (ASL10), l&#8217;&#8221;associazione pazienti allergici&#8221;. Il presidente e referente è il Sig. Gabriele Ghisu, contattabile al numero di telefono o all&#8217;indirizzo email riportato qui sotto.</div>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.allergologo.net/wp-content/uploads/2010/05/APA-piccolo.png" alt="" width="284" height="257" /></p>
<p style="text-align: justify;">Lo scopo dell&#8217;associazione è di diventare un punto di riferimento per tutti i pazienti con problemi di allergia: respiratoria, alimentare, a farmaci, a punture di insetti, fino ai pazienti a rischio di shock anafilattico.</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: justify;">Chiunque desideri informazioni o volesse partecipare all&#8217;organizzazione degli eventi informativi promossi da questa neonata associazione, può contattare il Sig. Ghisu.</div>
]]></content:encoded>
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		<title>EAACI 2009 Varsavia &#8211; Premiato caso clinico</title>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 21:33:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Fassio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orticaria e angioedema]]></category>
		<category><![CDATA[angioedema]]></category>
		<category><![CDATA[eosinofili]]></category>

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		<description><![CDATA[Il caso clinico &#8220;Recurrent angioedema in a patient with hypereosinophilia&#8221; che ho presentato  al congresso della società europea di allergologia ed immunologia clinica (EAACI) 2009 che si  è svolto a Varsavia, è stato premiato come miglior case report.
Per gli iscritti EAACI, il caso clinico è consultabile anche sul sito web della società, a questo indirizzo: http://www.eaaci.net/resources/case-reports/2009.

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il caso clinico &#8220;Recurrent angioedema in a patient with hypereosinophilia&#8221; che ho presentato  al congresso della società europea di allergologia ed immunologia clinica (EAACI) 2009 che si  è svolto a Varsavia, è stato premiato come miglior case report.</p>
<p style="text-align: justify;">Per gli iscritti EAACI, il caso clinico è consultabile anche sul sito web della società, a questo indirizzo: <a href="http://www.eaaci.net/resources/case-reports/2009">http://www.eaaci.net/resources/case-reports/2009</a>.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.allergologo.net/wp-content/uploads/2010/05/P1000425.jpg"><img class="size-large wp-image-137 aligncenter" title="P1000425" src="http://www.allergologo.net/wp-content/uploads/2010/05/P1000425-1024x768.jpg" alt="" width="360" height="270" /></a></p>
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