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	<title>Allergologo.net &#187; Dermatiti</title>
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	<description>Tutto il mondo dell&#039;allergia a portata di Click</description>
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		<title>Il trattamento farmacologico della dermatite atopica</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 14:58:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Fassio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dermatiti]]></category>
		<category><![CDATA[antistaminici]]></category>
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		<description><![CDATA[


La dermatite atopica è una patologia che spesso pone problemi dal punto di vista del trattamento farmacologico (e non). Spesso le strategie sono molteplici, e più di un farmaco viene utilizzato per ottenere i risultati migliori.




 Sommariamente, la terapia delle dermatite atopica si basa su:           [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
<p>
<div align="justify">
<p><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; float: left; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" border="0" align="left" src="http://www.mylilventure.com/wp-content/uploads/2011/02/eczema-300x210.jpg" />La dermatite atopica è una patologia che spesso pone problemi dal punto di vista del trattamento farmacologico (e non). Spesso le strategie sono molteplici, e più di un farmaco viene utilizzato per ottenere i risultati migliori.</p>
</p></div>
</p>
<p>
<div align="justify">
<p> Sommariamente, la terapia delle dermatite atopica si basa su:           <br />• <strong>Agenti anti-infiammatori</strong>:            <br />a. <strong>Corticosteroidi per uso topico</strong>: sono il fondamento della terapia della dermatite atopica, in quanto riducono l’infiammazione ed il prurito e sono efficaci sia in fase acuta che in cronico. In Europa vengono classificati in 4 classi: in genere si adopera un CCS di grado I sul volto (idrocortisone o prednisolone) ed uno di grado II (triamcinolone, idrocortisone butirrato) sul resto del corpo. Il volto è particolarmente sensibile agli effetti avversi di questa terapia, come assottigliamento della cute fino all’atrofia, ipopigmentazione, teleangiectasie, acne, infezioni secondarie, strie rubre.</p>
</p></div>
</p>
</p>
<p>  <span id="more-451"></span>
<p>
<div align="justify">
<p>b. <strong>Inibitori della calcineurina per uso topico</strong> (tacrolimus e pimecrolimus): sono efficaci e non gravati dagli effetti avversi della terapia CCS topica, per cui sono particolarmente indicati nelle regioni sensibili.            <br />c. <strong>Corticosteroidei per uso sistemico</strong>: efficaci anche nelle forme gravi, ma il trattamento a lungo termine deve essere accuratamente valutato dallo specialista.            <br />d. <strong>Inibitori della calcineurina per uso sistemico</strong> (CSA): efficace a dosaggi di 2,5-5 mg/Kg; anche in questo caso è necessario il monitoraggio da parte dello specialista.            <br />• <strong>Agenti anti-microbici</strong>:            <br />a. Antibiotici per uso sistemico: necessari in caso di sovrainfezione batterica (soprattutto da S.aureus). In genere utile penicillina o cefalosporina di Ia o IIa generazione. La presenza di germi resistenti alla eritromicina ha reso l’uso dei macrolidi meno efficace. La ricolonizzazione avviene, tuttavia, assai precocemente e non è consigliabile la profilassi per l’alterazione della flora e la successiva colonizzazione da parte di MRSA.            <br />b. Antibiotici per uso topico: nonostante i disinfettanti topici abbiano azione irritatante, uno studio ha dimostrato l’efficacia dell’uso quotidiano di triclocarban all’1,5% nella riduzione delle infezioni da S.aureus. Trattamenti mirati con muciprocina possono essere utilizzati nelle forme localizzate (ad es. naso).            <br />c. Antivirali (Acyclovir): fondamentali in caso di sovrammissione erpetica; utile anche la profilassi quotidiana in caso di infezioni recidivanti.            <br />d. Anti-micotici: per uso topico (o raramente sistemico) in caso di dermatofitosi.            <br />• <strong>Anti-istaminici</strong>: il loro uso è discusso, sono impiegati per sedare il prurito. Spesso i pazienti traggono maggiore giovamento nelle molecole meno recenti con azione sedativa che dai più moderni anti-H1 non sedativi, per una migliore qualità del sonno.</p>
</p></div>
</p></p>
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		<title>Patch test per la diagnosi delle allergie da contatto</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 15:28:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Fassio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dermatiti]]></category>
		<category><![CDATA[allergie professionali]]></category>
		<category><![CDATA[dermatite]]></category>
		<category><![CDATA[diagnosi]]></category>
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		<description><![CDATA[Il patch test è uno strumento indispensabile per la diagnosi delle dermatiti allergiche da contatto. Consiste nell&#8217;applicare sulla cute (solitamente sul dorso) del paziente alcune cellette di cellulosa o altro materiale, contenenti piccole quantità delle sostanze che vogliamo testare. Queste sostanze, dette apteni, devono rimanere a contatto con la cute per 48-72 ore, dopodiché il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-426 alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; padding: 0px; margin: 10px;" title="patch test" src="http://www.allergologo.net/wp-content/uploads/2011/10/patch-test.jpg" alt="" width="178" height="169" />Il <a title="patch test" href="http://www.allergologo.net/test-allergologici-il-patch-test"><strong>patch test</strong></a> è uno strumento indispensabile per la diagnosi delle dermatiti allergiche da contatto. Consiste nell&#8217;applicare sulla cute (solitamente sul dorso) del paziente alcune cellette di cellulosa o altro materiale, contenenti piccole quantità delle sostanze che vogliamo testare. Queste sostanze, dette apteni, devono rimanere a contatto con la cute per 48-72 ore, dopodiché il &#8220;cerotto&#8221; (patch) viene rimosso. Si possono utilizzare serie di apteni standard (come la serie SIDAPA, attualmente la più diffusa), serie specifiche per particolari categorie di soggetti</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-425"></span> (ad esempio serie &#8221;<a title="allergia ai metalli" href="http://www.allergologo.net/2011/09/26/allergia-al-nichel-e-bigiotteria/">metalli</a>&#8221; per i soggetti che devono sottoporsi ad impianti di protesi o device metallici, serie &#8220;parrucchiere&#8221; per soggetti con esposizione professionale a coloranti per capelli ed altri prodotti cosmetici, serie &#8220;amalgame dentarie&#8221; quando si sospetta una reazione allergica a tali materiali).</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; importante sottolineare che non sussiste alcun rischio di reazione grave durante l&#8217;esecuzione del test, per cui il patch test viene eseguito a livello ambulatoriale ed il paziente può tranquillamente tornare a casa ed al lavoro dopo averlo posizionato, per poi tornare dopo 48-72 per rimuoverlo e ricevere la risposta.</p>
<p style="text-align: justify;">Per una buona riuscita del test è opportuno che questo venga eseguito su cute sana (non su lesioni cutanee), il paziente non deve assumere terapia cortisoniche sistemiche (quindi per bocca o iniezione), deve evitare di bagnare la schiena e l&#8217;eccessiva sudorazione per evitare che il cerotto sul dorso possa staccarsi. Per tale motivo, solitamente, il<strong> <a title="patch test" href="http://www.allergologo.net/test-allergologici-il-patch-test">patch test</a></strong> non viene eseguito nei mesi più caldi dell&#8217;anno.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo 48-72 ore, il medico provvedere a rimuovere il patch, ed a documentare eventuali reazioni eczematose che si siano verificate sulla cute in corrispondenza di specifici apteni. In caso di positività del test, si conferma la diagnosi di dermatite allergica da contatto. Qualora il test risultasse negativo, ma in presenza di una storia clinica di reazioni cutanee al contatto con la sostanza, è verosimile che ci si trovi invece di fronte ad una dermatite irritativa da contatto, molto simile alla forma allergica ma indipendente dall&#8217;attivazione del sistema immunitario.</p>
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		<title>Quali fattori possono peggiorare la dermatite atopica?</title>
		<link>http://www.allergologo.net/2011/10/04/quali-fattori-possono-peggiorare-la-dermatite-atopica/</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 19:41:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Fassio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dermatiti]]></category>
		<category><![CDATA[allergia alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[dermatite]]></category>
		<category><![CDATA[dermatite atopica]]></category>
		<category><![CDATA[infezioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Molti trigger in grado di determinare esacerbazioni in corso di dermatite atopica sono noti, anche se sulla relativa importanza non c’è accordo:

Fattori ormonali ed emozionali: sono importanti sia le oscillazioni ormonali legate al ciclo ovarico nella donna, che stimoli neuroendocrini correlati a tratti della personalità o stress psico-sociale.
Fattori stagionali e climatici: molti pazienti hanno riacutizzazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: normal;">Molti trigger in grado di determinare esacerbazioni in corso di dermatite atopica sono noti, anche se sulla relativa importanza non c’è accordo:</span></p>
<ol style="text-align: justify;">
<li><strong>Fattori ormonali ed emozionali</strong>: sono importanti sia le oscillazioni ormonali legate al ciclo ovarico nella donna, che stimoli neuroendocrini correlati a tratti della personalità o stress psico-sociale.</li>
<li><strong>Fattori stagionali e climatici</strong>: molti pazienti hanno riacutizzazione delle lesioni nel periodo autunnale ed invernale; i soggetti con sensibilizzazione a pollini hanno ovviamente tendenza alla riacutizzazione nel periodo primaverile. Anche gli sbalzi di temperatura ed umidità hanno effetto negativo, per cui, nei soggetti che non manifestano effetti negativi da fotosensibilizzazione, è consigliabile il soggiorno al mare.</li>
<li><strong>Fattori irritanti</strong>: è dimostrato che i pazienti affetti da dermatite atopica hanno una risposta cutanea aumentata al sodio-lauril-solfato. Il fumo di sigaretta può contribuire alla dermatite delle palpebre. Storia positiva per dermatite atopica rappresenta inoltre un forte fattore di rischio per sensibilizzazioni professionali.</li>
<li><strong>Infezioni</strong>: sia quelle locali che quelle sistemiche possono contribuire alla riaccensione della risposta infiammatoria cutanea.</li>
<li><strong>Allergeni ambientali e da contatto</strong>: sensibilizzazione all&#8217;acaro della polvere si trova nel 5% della popolazione generale in Occidente, mentre nei soggetti con dermatite atopica la sensibilizzazione è del 90%. Nei soggetti con dermatite atopica inoltre, l’uso cronico di terapie topiche, comporta il rischio di sensibilizzazione da contatto nei confronti delle molecole del principio attivo e degli eccipienti.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Allergia ed intolleranza alimentare</strong>: il ruolo degli allergeni alimentari nella dermatite atopica è stato studiato per oltre 60 anni, ma non tutto questo capitolo può essere ascritto alle reazioni allergiche ‘classiche’. Un elemento che avvalora l’associazione è che i picchi di incidenza di allergia alimentare e di dermatite atopica nell’infanzia coincidono. Con i test di scatenamento orale si possono inoltre osservare sia manifestazioni di ipersensibilità immediata che manifestazioni tardive (ad es. peggioramento del prurito e delle lesioni eczematose) ad 8-24 ore di distanza. In diversi casi è stata inoltre riportata correlazione con l’assunzione di bevande alcoliche. Nei casi di sensibilizzazione allergica ad un singolo alimento, generalmente la reintroduzione può essere effettuata, con buone possibilità di successo, dopo 12 mesi.</li>
</ol>
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		<title>Allergia al Nichel e bigiotteria</title>
		<link>http://www.allergologo.net/2011/09/26/allergia-al-nichel-e-bigiotteria/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 22:11:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Fassio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dermatiti]]></category>
		<category><![CDATA[dermatite]]></category>
		<category><![CDATA[nichel]]></category>
		<category><![CDATA[patch test]]></category>

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		<description><![CDATA[La sensibilizzazione da contatto al nichel è una forma allergica che può svilupparsi in seguito al contatto prolungato con metalli contenenti nichel, il materiale di cui sono fatti molti degli oggetti di bigiotteria che comunemente possiamo acquistare. Un gruppo di ricercatori danesi si è occupato di studiare la differente incidenza di questo problema in due Capitali europee: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="margin: 10px;" src="http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSxeKI6LcvAmoqh_jrvtEWXKJNExD3s4H7Pymh0xpI1nhf1B-BF" alt="" width="85" height="87" />La sensibilizzazione da contatto al nichel è una forma allergica che può svilupparsi in seguito al contatto prolungato con metalli contenenti nichel, il materiale di cui sono fatti molti degli oggetti di bigiotteria che comunemente possiamo acquistare. <a title="link a PubMed" href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21108663">Un gruppo di ricercatori danesi</a> si è occupato di studiare la differente incidenza di questo problema in due Capitali europee: Londra e Varsavia.</p>
<p style="text-align: justify;">I risultati hanno messo in evidenza che una larga parte dei prodotti di bigiotteria in commercio, soprattutto se acquistati presso bancarelle o mercati, sono in grado di rilasciare nichel a contatto con la cute, e pertanto potenzialmente in grado di causare dermatiti nei soggetti con sensibilizzazione al nichel.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span id="more-379"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Per evitare l&#8217;insorgenza di sensibilizzazione al nichel, gli studiosi invitano a fare molta attenzione ai prodotti di bigiotteria che vengono acquistati. Per i soggetti che invece già soffrono di questo problema, il consiglio è di evitare di comprare prodotti di bigiotteria (ad eccezione dell&#8217;acciaio di tipo chirurgico) o quantomeno a usarli molto limitatamente. Del resto la normativa sulla composizione dei gioielli di bigiotteria, che devono essere privi di metalli allergizzanti, risale al 1994, ma è ancora largamente disattesa in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la diagnosi di dermatite da contatto con nichel è necessario effettuare un <a title="patch test" href="http://www.allergologo.net/test-allergologici-il-patch-test">patch test</a>, un semplice test ambulatoriale che consiste nell&#8217;applicare sulla cute (solitamente sulla schiena) dei &#8220;cerotti&#8221; con le sostanze da testare, e rimuoverli dopo 48-72 ore per valutare l&#8217;insorgenza di reazioni eczematose nelle sedi di contatto. Esistono poi forme di immunoterapia specifica (il cosiddetto &#8220;vaccino&#8221;) per tentare la desensibilizzazione al nichel, la cui utilità deve essere valutata, caso per caso, insieme allo specialista allergologo di fiducia.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Tutto quello che avresti sempre voluto sapere sul prick test!</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 14:44:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Fassio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Allergia ad Alimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Allergia al latex]]></category>
		<category><![CDATA[Asma bronchiale]]></category>
		<category><![CDATA[Congiuntivite allergica]]></category>
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		<description><![CDATA[

Il prick test è il test per diagnosi delle allergie più usato. Consiste nell&#8217;apporre una goccia di vari estratti allergenici sulla cute dell&#8217;avambraccio e poi nello scalfire leggermente la cute con una lancetta sterile. Dopo pochi minuti, è possibile valutare il risultato del test: la presenza di un pomfo (aree di cute leggermente rialzata, con eritema [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.allergologo.net/wp-content/uploads/2010/07/prick_test_01.jpg"></a></p>
<p><a href="http://www.allergologo.net/wp-content/uploads/2010/07/prick_test_01.jpg"></a></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" src="http://www.allergologo.net/wp-content/uploads/2010/07/prick_test_01.jpg" alt="" width="216" height="162" />Il <a title="prick test" href="http://www.allergologo.net/test-allergologici-il-prick-test"><strong>prick test</strong></a> è il test per diagnosi delle allergie più usato. Consiste nell&#8217;apporre una goccia di vari estratti allergenici sulla cute dell&#8217;avambraccio e poi nello scalfire leggermente la cute con una lancetta sterile. Dopo pochi minuti, è possibile valutare il risultato del test: la presenza di un pomfo (aree di cute leggermente rialzata, con eritema e prurito, del tutto analogo ad una puntura di zanzara) indica la positività del test nei confronti dell&#8217;estratto allergenico corrispondente. Data la sua rapidità e semplicità, può essere eseguito presso qualsiasi studio medico (purchè sia dotato dei requisiti normativi e di sicurezza indispensabili). E&#8217; tuttavia fondamentale, al fine di poter ottenere informazioni utili per il paziente, che il test venga eseguito da un professionista con adeguata esperienza, come lo Specialista in Allergologia, ed utilizzando materiali di qualità ed adeguatamente conservati. In caso contrario, purtroppo, è possibile che la risposta del test porti a risultati inutili o ancor peggio fuorvianti.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-259"></span>Ecco quali sono le caratteristiche del <strong><a title="prick test" href="http://www.allergologo.net/test-allergologici-il-prick-test">prick test</a></strong>:</p>
<p>- sicuro e del tutto indolore</p>
<p>- rapido e con risposta immediata</p>
<p>- permette di valutare molteplici allergeni, sia alimentari (può essere eseguito anche con alimenti freschi) che inalanti</p>
<p>- ha un&#8217;altissima capacità di individuare i soggetti allergici</p>
<p>- è necessaria la sospensione degli anti-istaminici per via orale almeno 5-7 giorni prima del test</p>
<p style="text-align: justify;">La visita allergologica con effettuazione del <strong><a title="prick test" href="http://www.allergologo.net/test-allergologici-il-prick-test">prick test</a></strong> è il punto di partenza per indagare la maggior parte dei problemi allergologici, quali rinite e congiuntivite allergica, asma bronchiale, allergie alimentari, dermatite atopica, angioedema, ecc.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Prick Test per la diagnosi delle allergie</title>
		<link>http://www.allergologo.net/2010/06/13/prick-test-per-la-diagnosi-delle-allergie/</link>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 08:39:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Fassio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I prick test sono un test fondamentale nella diagnostica allergologica delle reazioni cosiddette &#8220;immediate&#8221;, ovvero quelle che si sviluppano rapidamente in seguito al contatto tra l&#8217;allergene e le IgE del soggetto allergico. Sono un esempio di questo tipo di reazione la rinite o l&#8217;asma allergici, l&#8217;allergia alimentare (ad esempio alle proteine del latte o a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.allergologo.net/wp-content/uploads/2010/06/test-per-allergie.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-257" style="border: 10px solid white;" title="test-per-allergie" src="http://www.allergologo.net/wp-content/uploads/2010/06/test-per-allergie-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>I <strong><a title="prick test" href="http://www.allergologo.net/test-allergologici-il-prick-test">prick test</a></strong> sono un test fondamentale nella diagnostica allergologica delle reazioni cosiddette &#8220;immediate&#8221;, ovvero quelle che si sviluppano rapidamente in seguito al contatto tra l&#8217;allergene e le IgE del soggetto allergico. Sono un esempio di questo tipo di reazione la rinite o l&#8217;asma allergici, l&#8217;allergia alimentare (ad esempio alle proteine del latte o a quelle della frutta), le reazioni agli antibiotici beta-lattamici e quelle alle punture degli insetti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il prick test ha numerosi vantaggi: è sicuro, indolore, di facile esecuzione e interpretazione, di rapida lettura, poco costosi, e possono essere praticati a qualsiasi età.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-248"></span>La scelta degli allergeni da testare si deve basare sul quadro clinico e sul racconto anamnestico, tenendo presente l’allergia crociata tra pollini e alimenti e tra alcuni alimenti tra loro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong><a title="prick test" href="http://www.allergologo.net/test-allergologici-il-prick-test">prick test</a></strong> si basa sulla penetrazione attraverso la cute, mediante una lesione puntiforme, di una piccola quantità di estratto allergenico, dotato di potenza biologica sufficiente a provocare una risposta specifica misurabile. La pratica ha ormai consolidato l’uso di aghi monouso in materiale metallico o plastico, dotati di una punta lunga 1 o 1,5 mm e disegnati in modo da impedire una penetrazione eccedente la lunghezza della punta.</p>
<p style="text-align: justify;">La cute della zona scelta per l’esecuzione del test è abitualmente la faccia volare dell’avambraccio 5 cm al di sopra del polso e 3 cm al di sotto dalla fossa ante-cubitale.</p>
<p style="text-align: justify;">La cute non va pretrattata con disinfettanti o preparati topici (corticosteroidi, anti-H1). Il test si esegue pungendo perpendicolarmente la cute attraverso una goccia di ciascun estratto. La penetrazione (perpendicolare) della punta si ottiene esercitando una moderata pressione dell’indice, mantenuta per circa 3 secondi, senza muovere o ruotare il dispositivo stesso: deve risultare evidente una piccola fovea, senza che fuoriesca sangue. È necessario usare un dispositivo diverso per ciascun allergene, per evitare la contaminazione tra estratti in prova diversi. Non è sufficiente pulire ogni volta l’ago dei prick per evitare falsi positivi da contaminazione.</p>
<p style="text-align: justify;">La distanza minima tra un test e un altro deve essere di almeno 3 cm, altrimenti il risultato positivo di un test può influenzare l’esito del test vicino (riflesso assonico). Eseguita la puntura, la soluzione allergenica può essere rimossa con cotone, garza o carta, evitando di mescolare tra loro le varie soluzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">È bene eseguire un controllo negativo, in genere con il diluente dell’estratto allergenico o con glicerina, e uno positivo (istamina 10 ng/ml in soluzione fisiologica glicerinata) per svelare un dermografismo o una iporeattività cutanea.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la maggior parte delle linee guida, la risposta a un allergene è considerata positiva quando il pomfo relativo ha il diametro maggiore di almeno 3 mm (pari a un’area di 7 mm3), oppure ad almeno un quarto del diametro del pomfo causato dall&#8217;istamina.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <a title="prick test" href="http://www.allergologo.net/test-allergologici-il-prick-test"><strong>prick test</strong></a> non può essere eseguito, o correttamente interpretato, in alcuni casi come ad esempio: in corso di terapia con anti-istaminici per via orale (i corticosteroidi interferiscono con il test solo se assunti per lunghi periodi, sia per via orale che applicati localmente alla sede del test), presenza di lesioni cutanee nella sede del test (orticaria in atto, dermatiti, lesioni da grattamento.</p>
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		<title>Gestione delle allergie a scuola</title>
		<link>http://www.allergologo.net/2010/05/22/gestione-delle-allergie-a-scuola/</link>
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		<pubDate>Sat, 22 May 2010 18:32:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Fassio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Allergia ad Alimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Allergia al latex]]></category>
		<category><![CDATA[Asma bronchiale]]></category>
		<category><![CDATA[Dermatiti]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Orticaria e angioedema]]></category>
		<category><![CDATA[Shock Anafilattico]]></category>
		<category><![CDATA[anafilassi]]></category>
		<category><![CDATA[dermatite]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Le malattie allergiche interessano almeno un quarto degli studenti europei, riducono la qualità della vita e possono compromettere il rendimento scolastico; oltre a questo, vi è il rischio di reazioni gravi e, in rari casi, fatali. L&#8217;allergia infatti è una malattia multisistemica, e spesso i bambini hanno diverse patologie coesistenti, cioè rinite allergica, asma, eczema [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-223" title="allergy at school" src="http://www.allergologo.net/wp-content/uploads/2010/05/allergy-at-school.png" alt="Allergie a scuola" width="534" height="123" />Le malattie allergiche interessano almeno un quarto degli studenti europei, riducono la qualità della vita e possono compromettere il rendimento scolastico; oltre a questo, vi è il rischio di reazioni gravi e, in rari casi, fatali. L&#8217;allergia infatti è una malattia multisistemica, e spesso i bambini hanno diverse patologie coesistenti, cioè rinite allergica, asma, eczema e allergie alimentari.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-222"></span>Gravi reazioni di allergia alimentare si possono verificare per la prima volta in ambiente scolastico, e in generale il 20% delle reazioni di allergia agli alimenti si verificano nelle scuole. Fino a due terzi delle scuole hanno almeno un alunno a rischio di anafilassi, ma molti sono scarsamente preparati. Un lavoro di cooperazione tra medici, infermieri comunità e della scuola, personale scolastico, i genitori e il bambino è necessario per assicurare che i bambini allergici siano adeguatamente protetti. Le scuole ed i medici dovrebbero adottare un approccio globale alla formazione allergia, assicurando che tutto il personale può prevenire, riconoscere e iniziare il trattamento di reazioni allergiche.<br />
Per questo motivo, la società europea di allergologia ed immunologia clinica (EAACI), ha recentemente pubblicato un sulla gestione delle allergie in ambiente scolastico.<br />
Questo il link all&#8217;articolo:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www3.interscience.wiley.com/journal/123330011/abstract">http://www3.interscience.wiley.com/journal/123330011/abstract</a></p>
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		<title>Dermatiti da contatto in aumento</title>
		<link>http://www.allergologo.net/2010/05/20/dermatiti-da-contatto-in-aumento/</link>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 14:23:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Fassio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dermatiti]]></category>
		<category><![CDATA[allergie professionali]]></category>
		<category><![CDATA[dermatite]]></category>
		<category><![CDATA[nichel]]></category>
		<category><![CDATA[protesi]]></category>
		<category><![CDATA[prurito]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono in crescita del 6 per cento ogni anno i pazienti che non tollerano protesi dentarie, protesi d&#8217;anca, stent, pacemaker, cannule, cerotti transdermici, in tutto circa 30 mila l&#8217;anno solo in Italia. L&#8217;allergia è spesso dovuta a componenti metallici o plastici dei dispositivi medici e si manifesta con orticaria, prurito, difficoltà di respirazione e talvolta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.allergologo.net/wp-content/uploads/2010/05/acdnic.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-208" style="margin-left: 25px; margin-right: 25px;" title="acdnic" src="http://www.allergologo.net/wp-content/uploads/2010/05/acdnic.jpg" alt="" width="172" height="113" /></a>Sono in crescita del 6 per cento ogni anno i pazienti che non tollerano protesi dentarie, protesi d&#8217;anca, stent, pacemaker, cannule, cerotti transdermici, in tutto circa 30 mila l&#8217;anno solo in Italia. L&#8217;allergia è spesso dovuta a componenti metallici o plastici dei dispositivi medici e si manifesta con orticaria, prurito, difficoltà di respirazione e talvolta febbre. La pelle si arrossa, compare il prurito, a volte si fa perfino fatica a respirare. Non è però colpa di qualcosa che abbiamo toccato o mangiato, ma può dipendere proprio della protesi dentale cambiata pochi giorni fa, dello stent impiantato di recente, del cerotto transdermico applicato per la terapia iniziata da qualche giorno.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-207"></span>Tutti strumenti medici a cui un numero sempre maggiore di pazienti risulta allergico: oggi una persona ogni mille non tollera un dispositivo medico, con una frequenza di reazioni allergiche in crescita del 6 per cento ogni anno. Lo segnalano gli esperti riuniti per la Winter Academy of Dermatology, a Saint Moritz dall&#8217;8 all&#8217;11 aprile. &#8221;I dispositivi che piu&#8217; spesso danno luogo a reazioni allergiche sono le protesi dentali e quelle ortopediche, ad esempio le sostituzioni di anca o di ginocchio &#8211; spiega Jana Hercogova&#8217;, Presidente del congresso e Ordinario di Dermatologia all&#8217;Università di Praga &#8211; colpa di nichel, titanio, cobalto, cromo che possono essere presenti nella protesi possibili tuttavia anche nei confronti dei polimeri plastici impiegati in questi strumenti&#8221;. In Italia sono ormai 26 milioni le persone che portano una protesi dentale e oltre un milione i pazienti che hanno ricevuto una protesi ortopedica, in crescita al ritmo di 180mila nuove protesi articolari impiantate ogni anno: con un &#8221;bacino&#8221; di utenti man mano sempre più allargato, le allergie ai dispositivi medici si manifestano oggi con maggiore frequenza&#8221;. Sono possibili anche reazioni allergiche ai pacemaker, i defibrillatori e agli stent intravascolari impiegati per la terapia di aritmie, coronaropatie e infarto: secondo un&#8217;indagine condotta dalla Northwestern University di Chicago su oltre 5700 persone che avevano ricevuto uno stent, le reazioni di ipersensibilità colpiscono un paziente ogni trecento e sono addirittura fatali in un caso su 1500. Il problema risiede spesso nei polimeri che ricoprono lo stent: materiali di sintesi, spesso innovativi, di cui di rado si conosce il profilo allergenico. Altrettanto &#8221;pericolosi&#8221; i cerotti transdermici, le cannule per ossigenoterapia, i sacchetti per colostomia: questi dispositivi possono rilasciare infatti sostanze allergizzanti come idrossipropilcellulosa, acrilati, gomme, limonene e resine epossidiche che, nei soggetti sensibili, danno luogo a dermatiti da contatto. &#8221;E&#8217; importante essere consapevoli della possibilità di allergie a dispositivi medici &#8211; riprende Gino Vena, Ordinario di Dermatologia all&#8217;Università di Bari &#8211; Sarebbe infatti opportuno, prima di impiantare una protesi o di utilizzare un dispositivo medico qualsiasi, fare un <a title="patch test" href="http://www.allergologo.net/test-allergologici-il-patch-test">patch test</a> allergico classico impiegando i materiali che compongono il dispositivo stesso. Questa precauzione è particolarmente utile in chi ha già manifestato allergie o dermatiti da contatto.</p>
<p style="text-align: justify;">Da: <a href="http://www.dottnet.it/6228/dalle-protesi-ai-pacemaker-è-boom-di-dermatiti.aspx">Merqurio DottNet</a></p>
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