Archivio per la Categoria ‘Dermatiti’

Il trattamento farmacologico della dermatite atopica

Postato il: 1 novembre 2011 Da: Filippo Fassio Pubblicato in: Dermatiti

La dermatite atopica è una patologia che spesso pone problemi dal punto di vista del trattamento farmacologico (e non). Spesso le strategie sono molteplici, e più di un farmaco viene utilizzato per ottenere i risultati migliori.

Sommariamente, la terapia delle dermatite atopica si basa su:
Agenti anti-infiammatori:
a. Corticosteroidi per uso topico: sono il fondamento della terapia della dermatite atopica, in quanto riducono l’infiammazione ed il prurito e sono efficaci sia in fase acuta che in cronico. In Europa vengono classificati in 4 classi: in genere si adopera un CCS di grado I sul volto (idrocortisone o prednisolone) ed uno di grado II (triamcinolone, idrocortisone butirrato) sul resto del corpo. Il volto è particolarmente sensibile agli effetti avversi di questa terapia, come assottigliamento della cute fino all’atrofia, ipopigmentazione, teleangiectasie, acne, infezioni secondarie, strie rubre.

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Patch test per la diagnosi delle allergie da contatto

Postato il: 23 ottobre 2011 Da: Filippo Fassio Pubblicato in: Dermatiti

Il patch test è uno strumento indispensabile per la diagnosi delle dermatiti allergiche da contatto. Consiste nell’applicare sulla cute (solitamente sul dorso) del paziente alcune cellette di cellulosa o altro materiale, contenenti piccole quantità delle sostanze che vogliamo testare. Queste sostanze, dette apteni, devono rimanere a contatto con la cute per 48-72 ore, dopodiché il “cerotto” (patch) viene rimosso. Si possono utilizzare serie di apteni standard (come la serie SIDAPA, attualmente la più diffusa), serie specifiche per particolari categorie di soggetti

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Quali fattori possono peggiorare la dermatite atopica?

Postato il: 4 ottobre 2011 Da: Filippo Fassio Pubblicato in: Dermatiti

Molti trigger in grado di determinare esacerbazioni in corso di dermatite atopica sono noti, anche se sulla relativa importanza non c’è accordo:

  1. Fattori ormonali ed emozionali: sono importanti sia le oscillazioni ormonali legate al ciclo ovarico nella donna, che stimoli neuroendocrini correlati a tratti della personalità o stress psico-sociale.
  2. Fattori stagionali e climatici: molti pazienti hanno riacutizzazione delle lesioni nel periodo autunnale ed invernale; i soggetti con sensibilizzazione a pollini hanno ovviamente tendenza alla riacutizzazione nel periodo primaverile. Anche gli sbalzi di temperatura ed umidità hanno effetto negativo, per cui, nei soggetti che non manifestano effetti negativi da fotosensibilizzazione, è consigliabile il soggiorno al mare.
  3. Fattori irritanti: è dimostrato che i pazienti affetti da dermatite atopica hanno una risposta cutanea aumentata al sodio-lauril-solfato. Il fumo di sigaretta può contribuire alla dermatite delle palpebre. Storia positiva per dermatite atopica rappresenta inoltre un forte fattore di rischio per sensibilizzazioni professionali.
  4. Infezioni: sia quelle locali che quelle sistemiche possono contribuire alla riaccensione della risposta infiammatoria cutanea.
  5. Allergeni ambientali e da contatto: sensibilizzazione all’acaro della polvere si trova nel 5% della popolazione generale in Occidente, mentre nei soggetti con dermatite atopica la sensibilizzazione è del 90%. Nei soggetti con dermatite atopica inoltre, l’uso cronico di terapie topiche, comporta il rischio di sensibilizzazione da contatto nei confronti delle molecole del principio attivo e degli eccipienti.
  6. Allergia ed intolleranza alimentare: il ruolo degli allergeni alimentari nella dermatite atopica è stato studiato per oltre 60 anni, ma non tutto questo capitolo può essere ascritto alle reazioni allergiche ‘classiche’. Un elemento che avvalora l’associazione è che i picchi di incidenza di allergia alimentare e di dermatite atopica nell’infanzia coincidono. Con i test di scatenamento orale si possono inoltre osservare sia manifestazioni di ipersensibilità immediata che manifestazioni tardive (ad es. peggioramento del prurito e delle lesioni eczematose) ad 8-24 ore di distanza. In diversi casi è stata inoltre riportata correlazione con l’assunzione di bevande alcoliche. Nei casi di sensibilizzazione allergica ad un singolo alimento, generalmente la reintroduzione può essere effettuata, con buone possibilità di successo, dopo 12 mesi.

Allergia al Nichel e bigiotteria

Postato il: 26 settembre 2011 Da: Filippo Fassio Pubblicato in: Dermatiti

La sensibilizzazione da contatto al nichel è una forma allergica che può svilupparsi in seguito al contatto prolungato con metalli contenenti nichel, il materiale di cui sono fatti molti degli oggetti di bigiotteria che comunemente possiamo acquistare. Un gruppo di ricercatori danesi si è occupato di studiare la differente incidenza di questo problema in due Capitali europee: Londra e Varsavia.

I risultati hanno messo in evidenza che una larga parte dei prodotti di bigiotteria in commercio, soprattutto se acquistati presso bancarelle o mercati, sono in grado di rilasciare nichel a contatto con la cute, e pertanto potenzialmente in grado di causare dermatiti nei soggetti con sensibilizzazione al nichel.

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Tutto quello che avresti sempre voluto sapere sul prick test!

Postato il: 25 luglio 2010 Da: Filippo Fassio Pubblicato in: Allergia ad Alimenti, Allergia al latex, Asma bronchiale, Congiuntivite allergica, Dermatiti, Orticaria e angioedema, Rinite Allergica

Il prick test è il test per diagnosi delle allergie più usato. Consiste nell’apporre una goccia di vari estratti allergenici sulla cute dell’avambraccio e poi nello scalfire leggermente la cute con una lancetta sterile. Dopo pochi minuti, è possibile valutare il risultato del test: la presenza di un pomfo (aree di cute leggermente rialzata, con eritema e prurito, del tutto analogo ad una puntura di zanzara) indica la positività del test nei confronti dell’estratto allergenico corrispondente. Data la sua rapidità e semplicità, può essere eseguito presso qualsiasi studio medico (purchè sia dotato dei requisiti normativi e di sicurezza indispensabili). E’ tuttavia fondamentale, al fine di poter ottenere informazioni utili per il paziente, che il test venga eseguito da un professionista con adeguata esperienza, come lo Specialista in Allergologia, ed utilizzando materiali di qualità ed adeguatamente conservati. In caso contrario, purtroppo, è possibile che la risposta del test porti a risultati inutili o ancor peggio fuorvianti.

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Prick Test per la diagnosi delle allergie

Postato il: 13 giugno 2010 Da: Filippo Fassio Pubblicato in: Allergia ad Alimenti, Allergia al latex, Asma bronchiale, Congiuntivite allergica, Dermatiti, Immunoterapia, Orticaria e angioedema, Reazioni a punture di insetti, Reazioni avverse a farmaci, Rinite Allergica

I prick test sono un test fondamentale nella diagnostica allergologica delle reazioni cosiddette “immediate”, ovvero quelle che si sviluppano rapidamente in seguito al contatto tra l’allergene e le IgE del soggetto allergico. Sono un esempio di questo tipo di reazione la rinite o l’asma allergici, l’allergia alimentare (ad esempio alle proteine del latte o a quelle della frutta), le reazioni agli antibiotici beta-lattamici e quelle alle punture degli insetti.

Il prick test ha numerosi vantaggi: è sicuro, indolore, di facile esecuzione e interpretazione, di rapida lettura, poco costosi, e possono essere praticati a qualsiasi età.

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Gestione delle allergie a scuola

Postato il: 22 maggio 2010 Da: Filippo Fassio Pubblicato in: Allergia ad Alimenti, Allergia al latex, Asma bronchiale, Dermatiti, News, Orticaria e angioedema, Shock Anafilattico

Allergie a scuolaLe malattie allergiche interessano almeno un quarto degli studenti europei, riducono la qualità della vita e possono compromettere il rendimento scolastico; oltre a questo, vi è il rischio di reazioni gravi e, in rari casi, fatali. L’allergia infatti è una malattia multisistemica, e spesso i bambini hanno diverse patologie coesistenti, cioè rinite allergica, asma, eczema e allergie alimentari.

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Dermatiti da contatto in aumento

Postato il: 20 maggio 2010 Da: Filippo Fassio Pubblicato in: Dermatiti

Sono in crescita del 6 per cento ogni anno i pazienti che non tollerano protesi dentarie, protesi d’anca, stent, pacemaker, cannule, cerotti transdermici, in tutto circa 30 mila l’anno solo in Italia. L’allergia è spesso dovuta a componenti metallici o plastici dei dispositivi medici e si manifesta con orticaria, prurito, difficoltà di respirazione e talvolta febbre. La pelle si arrossa, compare il prurito, a volte si fa perfino fatica a respirare. Non è però colpa di qualcosa che abbiamo toccato o mangiato, ma può dipendere proprio della protesi dentale cambiata pochi giorni fa, dello stent impiantato di recente, del cerotto transdermico applicato per la terapia iniziata da qualche giorno.

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